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Giudice di pace di Cagliari - febbraio 2002
Annullato accertamento con Telelaser

Sentenza del 19 febbraio 2002. del Giudice di Pace di Cagliari in tema di opposizione a sanzioni amministrative.

***
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace di Cagliari, dr. A. Francesco Carpentieri, ha pronunciato mediante lettura datane in pubblica udienza la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 3094/2001 R.A.C., promossa da

TIZIO, elettivamente domiciliato in Cagliari, presso lo studio della Dr.ssa Valeria Deiana che lo rappresenta e difende in virtù di procura speciale resa a margine al ricorso in opposizione a sanzione amministrativa;

OPPONENTE

contro

PREFETTO DELLA PROVINCIA DI CAGLIARI;

OPPOSTO-CONTUMACE

All'udienza del 19 febbraio 2002, la causa è stata assegnata a decisione sulle seguenti

CONCLUSIONI

Nell'interesse dell’ opponente:

“Si richiede la sospensione e l’annullamento del verbale di contestazione n. 863557 della sanzione di Lit. 653.090 e della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, nonché la rifusione di spese, diritti ed onorari di giudizio.

Nella ipotesi di mancato accoglimento del ricorso chiede che il Giudice voglia autorizzare il ricorrente al pagamento della sanzione in misura ridotta, con la compensazione delle spese di causa.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato in Cancelleria il 30 luglio 2001, Tizio proponeva opposizione avverso il verbale n. 863557, elevato dalla Sezione della Polizia Stradale di Cagliari in data 19 luglio 2001, con il quale era stata contestata al ricorrente la violazione dell’art. 142, comma 9, C.d.s., per aver superato di 50 Km/h il limite massimo stabilito in Km/h 50, eccependo l’ingiustizia e l’illegittimità delle sanzioni irrogate, sul presupposto che la misurazione della velocità accertata con il TELELASER mod. LT. I 20-20 non presenterebbe i requisiti previsti dall’art. 345 del Regolamento al C.d.s., nella considerazione che il predetto strumento non memorizza la velocità rilevata, né permette di trarne conferma attraverso fotografie, in quanto il puntamento dello stesso su altro veicolo cancella ogni traccia del precedente rilevamento.

Il Giudice di Pace, previa sospensione dell’esecutività del verbale impugnato, disponeva la comparizione delle parti ai sensi dell’art. 23 della legge 689/81, ordinando all’Amministrazione opposta, di depositare in Cancelleria copia degli atti relativi all’accertamento, alla contestazione o notificazione della violazione contestata.

L’opposta Amministrazione, nonostante la ritualità della notificazione nei suoi confronti del decreto di fissazione della prima udienza, restava contumace e non provvedeva al deposito della richiesta documentazione.

All’udienza del 27 novembre 2001, pertanto, compariva il solo procuratore del ricorrente il quale nel riportarsi ai motivi del gravame insisteva per l’accoglimento del ricorso e per il conseguente annullamento del provvedimento opposto.

Alla successiva udienza del 4 dicembre 2001, il giudice disponeva la comparizione personale dell’opponente, nonché l’audizione degli agenti della Polstrada, sottoscrittori del verbale impugnato.

In esito all’istruttoria, la causa veniva, quindi, tenuta a decisione sulle sole conclusioni dell’opponente, riportate in epigrafe.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Devesi preliminarmente sottolineare come la disciplina processuale dettata dalla legge 24 novembre 1981 n. 689, caratterizzata dal massimo rispetto dei diritti di difesa del cittadino nei cui confronti sia stata erogata una sanzione amministrativa, procuri di evitare che egli sia chiamato a rispondere di fatti configuranti illeciti amministrativi, non supportati da incontestabili riscontri probatori.

Che tale sia la ratio sottesa alla legge in parola si rileva dallo stesso contesto dell’art. 23, comma 12, il quale - stabilendo che il giudice deve accogliere l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente – manifesta il chiaro intendimento, suggerito dall’evidente proposito di conferire concretezza al contraddittorio, di introdurre un correttivo a favore del privato cittadino per i casi in cui l’espletata istruttoria non abbia condotto ad un pieno accertamento della sua responsabilità. La stessa relazione ministeriale al progetto originario della legge 689/8i, nel giustificare tale nuovo orientamento, precisava che “Evidenti ragioni di civiltà giuridica impongono di affermare il principio che può essere assoggettato ad una sanzione amministrativa – non diversamente da una sanzione penale – solo colui di cui sia pienamente provata la responsabilità per la violazione sanzionata.”

Tale esigenza si traduce, pertanto, nella necessità per il giudice investito del ricorso di non limitare il controllo giurisdizionale alla sola legittimità formale dell’atto impugnato, ma di verificarne, altresì, la sostanziale ammissibilità sulla base della reale consistenza dei fatti storici addebitati al presunto trasgressore. Con riferimento alla fattispecie oggetto del presente giudizio, lo stesso disposto dell’art. 354 del regolamento al c.d.s., inoltre, nello stabilire che la velocità del veicolo rilevata in un dato momento deve risultare in modo “chiaro” ed “accertabile”, sembra conformarsi alla medesima esigenza di garantire al cittadino la concreta verificabilità oggettiva della misurazione della velocità, che per essere tale, deve risultare non influenzata da possibili errori umani di percezione.

Nella specie, non si tratta pertanto di porre in discussione il grado di affidabilità e di perfezione tecnica dello strumento di rilevazione in sé considerato - che in quanto omologato, deve presumersi attendibile fino a prova contraria - quanto, piuttosto, di verificare la reale consistenza dei dati dallo stesso forniti, i quali nell’assenza di ulteriori riscontri probatori, potrebbero risultare compromessi da un non corretto uso da parte dell’agente rilevatore.

Si potrebbe, a questo punto, obiettare che l’atto amministrativo posto in essere dalla P.A., in quanto atto pubblico debba ritenersi valido, ai sensi dell’art. 2700 c.c., fino a querela di falso in ordine ai fatti “che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”.

Vale solo il caso di osservare a tal proposito come detta enunciazione debba essere assunta nella sua giusta dimensione giuridica, considerando che “resta esclusa la necessità della querela nel caso venga contestata la verità sostanziale delle dichiarazioni rese, o la fondatezza di apprezzamenti o valutazioni del verbalizzante” (cfr. Cass. SS.UU. 25.11.1992, n. 12545).

La stessa Corte ha, inoltre, avuto modo di precisare, con una recente decisione attinente alla problematica in esame, che “l’eventuale errore di fatto nella rilevazione della violazione non può non assumere rilievo nell’esaminare e valutare l’atto pubblico da parte del giudicante, non essendo necessaria la querela di falso, in mancanza di falsità materiale o ideologica di quanto accertato dai verbalizzanti che potrebbero attestare come vera una ipotesi di percezione sensoriale”, concludendo, pertanto, che “l’accertamento della possibile falsa rappresentazione della realtà di fatto (…) può assumere rilievo al fine di escludere la certezza della responsabilità del preteso autore della violazione, quando l’opponente abbia dedotto di non aver commesso l’infrazione con motivi che rendano verosimile tale sua affermazione, smentendo in tal modo la verità presunta del verbale” (Cass. 20.7.2001 n. 9909). Se, pertanto, si considera il discrimine esistente tra il fatto “immediato”, oggetto della diretta percezione sensoriale dell’agente rilevatore, e il fatto “mediato”, dallo stesso pubblico ufficiale acquisito attraverso l’uso dello strumento Telelaser, non si può che riconoscere che l’attendibilità della rilevazione possa risultare nella seconda ipotesi, se non esclusa, quanto meno compromessa da possibili involontari errori di puntamento da parte dell’agente preposto al rilevamento.

Nel caso de quo, la circostanza – riferita dall’agente verbalizzante Sempronio: “non ricordo se il traffico fosse particolarmente intenso, arrivava ad ondate”, nonché dal teste Mevio: “l’autoveicolo nel quale mi trovavo era preceduto da un’altra vettura. Alla nostra sinistra un’autovettura, che probabilmente iniziava il sorpasso della nostra, rallentò di colpo” – attestante che, contestualmente all’espletamento delle operazioni di controllo, altre auto sopraggiungevano dalla stessa direzione verso cui si trovava puntato lo strumento rilevatore, introduce la possibile ricorrenza di un non escludibile “errore umano” che inducono a non ritenere legittimo, in quanto non sufficientemente provato, il provvedimento sanzionatorio emesso dall’Ente accertatore.

Il ricorso per cui è causa deve, pertanto, essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato e delle statuizioni accessorie ad esso connesse.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

P. Q. M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa:

In accoglimento l’opposizione proposta da Tizio, annulla il verbale di accertamento n. 863557, emesso in data 19 luglio 2001 dalla Sezione della Polizia Stradale di Cagliari, nonché delle statuizioni accessorie ad esso connesse, liquidando le spese di giudizio in favore dell’opponente in complessivi € 129,00, di cui € 66,62 per diritti ed € 62,38 per onorari di avvocato, oltre I.V.A. e C.A.P.

Così deciso in Cagliari il 19 febbraio 2002.

IL CANCELLIERE IL GIUDICE DI PACE

(Dr. A. Francesco Carpentieri)