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Donne in Divisa - Dedica a tutte le colleghe per l'8 Marzo
di Codice Sierra ( su Facebook)

Creatura meravigliosa è la donna: semplice ed al tempo stesso complessa, fragile e forte, in lotta contro sé stessa, contro il mondo, contro il maschio che la vuole spesso relegare a contenitore vuoto, amica di tutti ma mai troppo disponibile, diffidente, aperta, entusiasta, depressa, problematica, enigmatica; madre e lavoratrice impegnata, figlia, moglie oppure sola, senza alcun sostegno affettivo. Quanti modi di essere donna ci sono? infiniti.

Ad alcune di queste tante donne voglio dedicare la mia consueta celebrazione per il prossimo 8 marzo (giorno in cui tutti si ricordano di lei): le donne in divisa.

La donna che ha accettato di fare questo lavoro, ha firmato un contratto con un mondo difficile.

Ha accettato di gestire la vita familiare nonostante il peso di un lavoro fisico e la fatica di una professione che porta preoccupazioni oltre l'orario di timbratura. Ha acconsentito di non essere a casa quando si deve andare a pranzo o a cena, di non esserci quando la famiglia è unita per festeggiare il Natale, di non esserci di notte. Ha dimostrato di voler essere indipendente, più forte di altre donne, di volersi guadagnare il suo posto in un ambiente ancora arcaicamente maschilista, portandovi i benefici della sua natura di creatura dotata di una sensibilità maggiore. La donna che lavora in impieghi di polizia ha compreso che è un'arte fare della propria fragilità e debolezza un punto di forza, che non è necessario ostentare un "machismo" che non le appartiene, per affermarsi e farsi rispettare. Ha capito che la marcia in più sta nella sua indipendenza intellettuale, nella conoscenza maggiore degli strumenti di lavoro. Ha quindi sopperito ad una inferiorità fisica con una superiorità mentale. Spesso però tira fuori una grinta impensabile. Stupisce i colleghi, intimorisce le persone e si costruisce uno scudo protettivo difficilmente penetrabile.

Con tutti i suoi pregi e nonostante i suoi limiti, è una donna davvero speciale, che ha qualcosa in più rispetto ad altre donne che lavorano. La divisa costituisce un valore aggiunto per chiunque, perchè è (o dovrebbe essere) sinonimo di integrità morale, etica, perfezione, forza, vigore, coraggio per tutti. Per la donna lo è ancora di più, perchè è sotto l'occhio di chi si aspetta che ceda. Se lo aspettano gli utenti che la aggrediscono, se lo aspettano i superiori che la ritengono spesso un limite nei servizi, se lo aspettano gli stessi colleghi che pensano di dover perdere tempo a difenderla.

Tutti questi spettatori che attendono la sua disfatta restano spesso "a bocca asciutta", perchè la prima cosa che impara la donna che fa questo lavoro è che non c'è spazio per farsi vedere in difficoltà, non c'è tempo per mollare. Una dura legge ma è la legge del nostro ambiente professionale!

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Per rendere omaggio fino infondo a questa donna, vi giro una testimonianza diretta di una nostra collega, donna forte, che pur nelle avversità della vita, ha portato sempre avanti il suo lavoro. 

A quasi 40 anni e dopo un precedente aborto, Chiara era riuscita ad avere il suo primo figlio. La gravidanza era arrivata inaspettata poco dopo che Chiara era entrata di ruolo nella Polizia Locale. Solo lei sapeva la fatica che aveva durato per raggiungere il traguardo di un impiego fisso, tra concorsi e periodi a tempo determinato, in cui era stata trattata come ultima ruota del carro. Si era sacrificata molto, usando le ferie sempre e solo per studiare o partecipare a corsi di aggiornamento. Aveva lavorato in diversi comuni, senza mai staccare un giorno. Per quello che la riguardava, in quel momento, cercava di ignorare le illazioni dei suoi colleghi, che dicevano che "era rimasta incinta apposta, perchè ormai aveva il lavoro fisso". In realtà, aveva taciuto la sua condizione nelle prime settimane di gestazione ma, per problemi seri dovuti al rischio di aborto, era stata costretta ad ammettere di attendere un bambino. La nascita di suo figlio non fu però il lieto evento che si aspettava. Un grave problema genetico ed una malformazione congenita del bimbo, colsero lei ed il marito totalmente impreparati.

Ancora di più si rese conto che doveva avvicinare la sede di lavoro alla propria casa, in modo da avere più tempo per gestire la famiglia e la trafila medica che il bambino avrebbe dovuto affrontare nel corso degli anni. Così, durante le prime settimane di vita del bambino, ricoverato in terapia subintensiva, Chiara sostenne due concorsi, vincendoli entrambi. Diceva a sé stessa che non poteva permettersi il "maternity blues" e che, anche strisciando in terra, doveva arrivare al suo obiettivo ...e ci riuscì! Purtroppo nel nuovo Comando non trovò un ambiente congeniale. I colleghi la ostacolavano e la escludevano, le mansioni che le venivano assegnate la penalizzavano, il comandante non gradiva le sue osservazioni su quello che non andava o andava corretto. Dopo sei mesi fu costretta a tornare al Comando da dove si era dimessa, per non dover arrivare ad un contrasto aperto con chi l'aveva osteggiata. Tornata nel Comando dove si trova attualmente, Chiara ha sempre svolto con passione il suo lavoro. Sempre aggiornata, entusiasta, battagliera, ha affrontato gli otto ricoveri ed interventi chirurgici a cui è stato sottoposto il suo bimbo e persino un procedimento penale a suo carico, derivato da una querela presentata da un utente che lei aveva sanzionato per un banale divieto di sosta. Con il figlio in ospedale è stata chiamata dal suo Comando per essere avvisata di presentarsi per un interrogatorio delegato dal P.M. ma, nostante queste delusioni e le difficoltà, Chiara indossa la divisa con onestà, integrità e coraggio. Spesso ha momenti di scoraggiamento ma non molla e lavora con il sorriso, attendendo l'esito del processo e di veder crescere il proprio bimbo più sereno possibile. 

A questa donna ed a tutte le altre colleghe, io sento di rivolgere il mio ringraziamento, con questa nota tutta al femminile. SIAMO UNA FORZA DELLA NATURA!!

(fonte Codice Sierra 8 marzo 2013)