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Stress lavoro correlato fenomeno comune, dati sondaggio Eu-Osha sicurezza lavoro

BILBAO – La metà dei lavoratori europei pensa che lo stress lavoro correlato sia qualcosa di comune e quattro lavoratori su dieci ritengono che lo stress nei luoghi di lavoro non sia gestito bene. Questo uno dei dati maggiori emersi dall’ultimo sondaggio d’opinione paneuropeo sulla salute e la sicurezza sul lavoro appena pubblicato da Eu-Osha e Ipsos Mori.

Precarietà e riorganizzazione del lavoro sono tra i fattori preponderanti che i lavoratori europei ritengono responsabili di situazioni di stress. Questo emerge dall’indagine che l’Agenzia ha condotto su 31 Paesi europei. Fattori che vengono affiancati alla percezione della scaristà di programmi e politiche che garantiscano il lavoro fino alla pensione o dopo di essa.

Ancora, oltre alla metà dei lavoratori che percepisce lo stress come comune sui luoghi di lavoro, emerge un 16% che lo percepisce come molto comune, molto presente. Del 51% dei lavoratori che definisce lo stress comune, il 49% è rappresentato da uomini, il 51% da donne; il 53% sono lavoratori compresi tra i 18 e i 54 anni, il 44% oltre i 55 anni.

Le cause: il 72% imputa lo stress a insicurezza del lavoro e prospettive di riorganizzazione, il 66% a ore e carico di lavoro. Incide ovviamente anche la situazione economica dei Paesi. Negli Staticon elevato debito pubblico il 73% dei lavoratori ritiene la precarietà de lavoro causa di stress, contro il 66% dei lavoratori negli Stati con debito minore.

Citati nel rapporto anche bullismo e molestie. il 59% dei lavoratori ritiene questi deprecabili  comportamenti sul lavoro come fonte di stress, a seguire incidon la mancanza di sostegno tra colleghi e superiori (57%), la mancanca di chiarezza su ruoli e responsabilità (52%), poche opportunità nella gestione di modelli di lavoro (46%).

Quindi l’invecchiamento attivo. “In tutta Europa, la metà degli intervistati (52%) prevede un aumento della percentuale di lavoratori di età superiore ai 60 anni nel proprio luogo di lavoro entro il 2020, mentre il 43% lo ritiene improbabile. Rispetto ai lavoratori appartenenti alla fascia di  età compresa tra 35 e 54 anni (54%) e ai lavoratori più giovani, tra i 18 e i 34 anni  (45%), i lavoratori di età superiore ai 55 anni sono più propensi a ritenere che nel 2020  il numero di persone di età superiore a 60 anni nel loro luogo di lavoro sarà aumentato (59%)”.

Così il direttore Eu-OSha Christa Sedlatschek: “Siamo molto attenti a come affrontare i rischi psicosociali come lo stress sul luogo di lavoro. L’anno prossimo lanceremo la nostra campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri sul tema La gestione dello stress. Il
messaggio da trasmettere alle aziende europee di dimensioni e settori diversi è che i
rischi psicosociali possono essere trattati in modo logico e sistematico, esattamente
come altri problemi correlati alla salute e alla sicurezza”.

Info: sondaggio paneuropeo salute e sicurezza lavoro ( 9 maggio 2013 )