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Burocrazia più trasparente grazie a Internet

       Un testo unico della trasparenza. Questo è, in buona sostanza, il decreto legislativo 33 del 2013, voluto dalla legge anticorruzione (la 190 del 2012). Quel decreto dal 20 aprile ha richiamato tutte le amministrazioni pubbliche a un dovere che – seppure non in maniera così estesa come ora – già esisteva: quello di non nascondere le carte ai cittadini. Chi vuole conoscere com'è andata una gara d'appalto, com'è finito un concorso, quanto sono lunghe le liste d'attesa degli ospedali, quanti consulenti ha reclutato un ente e quanto li paga, qual è lo stipendio dei politici, ha diritto di saperlo.

E senza doversi dannare per recuperare quelle notizie. Deve poter trovare tutto con un click, quello che gli consente di entrare nella sezione che ogni amministrazione deve dedicare nel proprio sito istituzionale alla trasparenza. Sezione che deve essere chiamata senza troppi giri di parole "Amministrazione trasparente" e che deve essere individuabile facilmente nella home page del sito.

In quella sezione vanno inserite in modo chiaro tutte le informazioni a cui fa riferimento il decreto 33, il quale – e qui sta il fatto che la nuova normativa sia una sorta di Codice della trasparenza – ha messo in fila obblighi che già esistevano, seppure sparsi in vari provvedimenti, e ne ha anche indicati di nuovi. Una novità è, per esempio, l'aver specificato che le informazioni pubblicate online devono essere complete, aggiornate, tempestive, di facile consultazione, riutilizzabili.

Altra novità è l'aver allungato l'elenco delle notizie e dei dati da rendere pubblici. Valga per tutti l'esempio dei costi della politica: i redditi di chi viene eletto devono essere sotto gli occhi di tutti. Non solo, ma va pubblicata – in questo caso, però, solo se l'interessato vi acconsente; nel caso dica "no", il rifiuto va comunque reso pubblico – la situazione patrimoniale del coniuge e dei parenti fino al secondo grado. Notizie a cui si accompagnano quelle relative al curriculum del politico, ai compensi percepiti, agli eventuali altri incarichi, alle spese per i viaggi e le missioni. Sempre in tema di costi della politica, altro obbligo è quello posto in capo ai gruppi consiliari regionali e provinciali, che devono pubblicare i propri rendiconti. Se non lo fanno, il loro budget viene tagliato del 50 per cento.

E qui si innesta il discorso delle sanzioni, rese dal decreto 33 più penetranti. Si tratta, infatti, non solo di contestazioni di carattere disciplinare nei confronti del dipendente che deve pubblicare le informazioni e non lo fa, ma anche del taglio dei bonus legati al risultato per il dirigente nominato responsabile della trasparenza che si dimostri inadempiente o, in altri casi, del pagamento di sanzioni che possono arrivare fino a 10mila euro.

Più che le sanzioni, però, potranno essere soprattutto i cittadini a indurre le amministrazioni a far bene. Gli utenti, infatti, si ritrovano fra le mani un nuovo strumento di controllo: l'accesso civico. Ogni cittadino può chiedere conto alle amministrazioni delle informazioni omesse e chiedere che il vuoto venga colmato. Lo può fare rivolgendosi direttamente al responsabile della trasparenza, che deve provvedere entro trenta giorni.

A differenza di quanto previsto per il diritto di accesso sancito dalla legge 241 del 1990 – che può essere fatto valere solo da chi ha un interesse diretto nei confronti del documento che chiede di conoscere: per esempio, gli atti di un concorso possono essere richiesti da un candidato, ma non da chi è estraneo alla selezione – l'accesso civico non ha questo tipo di limitazioni.

La richiesta non va, dunque, motivata ed è gratuita. Un passo avanti significativo che nelle intenzioni del legislatore deve servire a far sì che le amministrazioni dedichino attenzione costante alla trasparenza, sgombrando il campo da alibi e giustificazioni che troppo spesso hanno consentito agli uffici pubblici di trincerarsi, davanti alle richieste dei cittadini, dietro sfilze di "no".

 Leggi il grafico riepilogatico del D.Lgs. 33/2013

Fonte: Il Sole 24 ore    28 maggio 2013-

Il SIAPOL ringrazia l'Editore e l'autore per la gentile concessione