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Cassazione Sentenza n.10037 del 15.05.2015
Linee guida per riconoscere il mobbing

Linee guida certe per riconoscere il mobbing dalla Corte di Cassazione.

 I giudici di legittimità, infatti, con la sentenza n. 10037/2015, offrono oggi il metodo certo per scoprire se il lavoratore ricorrente ha diritto a ottenere un risarcimento da parte del proprio datore di lavoro. In sostanza si tratta del riconoscimento da parte della giurisprudenza di un già noto metodo scientifico di valutazione del danno lavorativo. I parametri che, secondo l’autorevole pronuncia, devono essere provati dal soggetto che si dice mobbizzato concernono puntualmente i seguenti aspetti:

1) l’ambiente di lavoro (nel senso che le vessazioni devono avvenire sul luogo di lavoro);

2) la durata (con contrasti avvenuti in un congruo periodo di tempo);

3) la frequenza (le provate attività vessatorie devono essere reiterate e molteplici nel tempo);

4) tipo di azioni ostili (le azioni poste in essere devono rientrare in almeno due delle categorie di azioni ostili riconosciute: attacchi alla possibilità di comunicare; isolamento sistematico; cambiamenti delle mansioni lavorative; attacchi alla reputazione; violenze o minacce);

5) dislivello tra gli antagonisti (provando l’inferiorità del soggetto mobbizzato);

6) andamento secondo fasi successive (almeno alcune tra, conflitto mirato; inizio del mobbing; sintomi psicosomatici; errori e abusi; aggravamento salute; esclusione dal mondo del lavoro ecc);

7) intento persecutorio (ossia la prova di un disegno vessatorio coerente).

Leggi la sentenza