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Sanzione per violazione al codice del commercio - Competenza
La competenza ad esaminare gli scritti deifensivi è del Comandante non del Sindaco

Commercio, la competenza sulle sanzioni è del comandante della polizia municipale

di Fabio Piccioni

Sugli scritti difensivi presentati per violazione del codice del commercio decide il comandante della polizia municipale, quale dirigente del servizio preposto al controllo dell'osservanza della relativa disciplina nel quadro della specifica attribuzione di poteri prevista dal regolamento comunale. Lo ha stabilito il tribunale di Firenze con la sentenza n. 1870/2016.

Il principio di diritto
Il principio di imparzialità, sancito dalla Costituzione, prescrive una duplice missione per la pubblica amministrazione: la sua organizzazione non deve discriminare i soggetti coinvolti nell'azione amministrativa, e, al tempo stesso, deve perseguire i propri obiettivi in maniera imparziale, traducendo sul piano amministrativo il generale principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale la Pa ha il dovere di trattare in modo eguale fattispecie eguali e in modo diverso fattispecie diverse.
Questo, tuttavia, non esclude che la pubblica amministrazione possa esprimere valutazioni discrezionali circa interessi diversi, ma impone che le sue decisioni vengano prese nell'osservanza della legge e senza alcuna arbitraria discriminazione tra i soggetti coinvolti.
L'imparzialità, quindi, è una regola prettamente giuridica relativa al modus operandi della pubblica amministrazione, la quale persegue i propri fini istituzionali, principali e subordinati, anche se interferiscono o contrastano con opposti interessi vantati dai privati, i quali tuttavia non devono essere danneggiati (o avvantaggiati) in via arbitraria e ingiustificata: la scelta finale deve, cioè, costituire il risultato di un armonico contemperamento dei vari interessi coinvolti.
L'esigenza di imparzialità da parte dell'amministrazione si manifesta in maniera evidente quando il fine pubblico può essere indifferentemente soddisfatto in più modi e la soluzione da ricercare è la migliore tra quelle ugualmente legittime, con possibile sacrificio di uno o più interessi dei soggetti privati che si imbattono nell'azione amministrativa. Pertanto, l'azione amministrativa deve contemplare un'adeguata ponderazione comparativa tra gli interessi pubblici e gli interessi privati coinvolti nella vicenda concreta, avendo sempre di mira il soddisfacimento dell'interesse pubblico generale con il minor sacrificio possibile dell'interesse privato.
L'applicazione del principio di imparzialità comporta l'illegittimità degli atti emanati senza un preventivo raffronto e bilanciamento dei diversi interessi correlati: alla realizzazione di tale esigenza sono preordinate le garanzie del procedimento amministrativo, in particolare l'audizione e il contraddittorio.

Il giusto procedimento
Separazione dei ruoli tra organi politici e burocratici degli interessati (giusto procedimento), nonché la possibilità per tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti dall'emanando provvedimento di presentare alle autorità competenti le loro osservazioni e le loro opposizioni in proposito, determinando nell'amministrazione l'obbligo di valutarle ove siano pertinenti all'oggetto del procedimento.
Nonostante sia il sindaco il soggetto destinatario del rapporto e degli scritti difensivi, è proprio il citato principio di imparzialità della Pa che, nel rispetto del principio del giusto procedimento e del Tuel, a richiedere la separazione degli organi politici dagli organi burocratici. Quindi, correttamente il regolamento comunale demanda al comandante della polizia (organo notoriamente burocrate, indipendente e competente) il compito di valutare gli scritti difensivi e non al sindaco (organo politico che per definizione non può risultare equidistante avendo un mandato da parte degli elettori).

 

da "Il Sole 24 ore" che ringraziamo per la gentile concessione

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