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IndennitÓ di disagio alla Polizia Locale
Considerate le continue richieste da parte dei Colleghi ripubblichiamo il riassunto normativa e giurisprudenza

 

 

INDENNITA’ FUNZIONALE DELL’AREA DI VIGILANZA Art. 37 del C.C.N.L. 6 luglio 1995

 

1.   Dal 1 dicembre 1995 le seguenti indennità competono nelle misure sottoindicate:

a)      (…)

b)      a  tutto  il  personale  dell'area  di  vigilanza,  ivi  compresi  i   custodi  delle  carceri mandamentali,  in  possesso  dei  requisiti  e  per   l'esercizio   delle  funzioni   di  cui all'articolo 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65: 1.110,84 annui lordi ripartiti per 12 mesi; al restante personale  dell'area di vigilanza non svolgente le funzioni di cui all'articolo

5 della citata legge n. 65 del 1986: € 780,30 annui lordi per 12 mesi

dal gennaio 2003 ai sensi dell’art. 16 del CCNL 22.1.2004

  

 

 

Art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65

(legge-quadro  sull’ordinamento della polizia municipale)

 

5. Funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale, di pubblica sicurezza.

 

1. Il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche:

a) funzioni di polizia giudiziaria, rivestendo a tal fine la qualità di agente di polizia giudiziaria, riferita agli operatori, o di ufficiale di polizia giudiziaria, riferita ai responsabili del servizio o del Corpo e agli addetti al coordinamento e al controllo, ai sensi dell'articolo 221, terzo comma, del codice di procedura penale;

b)  servizio di polizia stradale, ai sensi dell'articolo 137 del testo unico delle norme sulla circolazione stradale  approvato con  decreto  del  Presidente della  Repubblica 15  giugno  1959, numero 393;

c) funzioni ausiliarie  di pubblica  sicurezza ai sensi dell'articolo 3 della presente legge.

 

2. A tal fine il prefetto conferisce al suddetto personale, previa comunicazione del sindaco, la qualità di agente di pubblica sicurezza, dopo aver accertato il possesso dei seguenti requisiti:

a) godimento dei diritti civili e politici;

b) non aver subito condanna a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misura di prevenzione;

c) non essere stato espulso dalle Forze armate o dai Corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici.

 

L’indennità funzionale dell’area di vigilanza è strettamente correlata all’esercizio delle funzioni di cui all’art. 5 della legge-quadro n. 65/1986, pertanto la lettura combinata delle disposizioni porta a ritenere corretta un’attuazione delle stesse come segue:

 

              l’indennità funzionale  in misura  maggiore  (€ 1.110,84 annui lordi ripartiti per 12 mesi) deve essere riconosciuta a  fronte dell’esercizio delle funzioni di  polizia giudiziaria, di polizia stradale ed ausiliarie di pubblica sicurezza, indipendentemente dal loro esercizio congiunto,  nel  senso  che  tale  misura  economica  deve  essere  erogata  anche  a  fronte

 

dell’esercizio  di  una   sola  delle  funzioni   indicate   dalla   legge,  posto  che  la  norma contrattuale non prevede espressamente l’esercizio di tutte le funzioni indicate dalla legge

 

      l’indennità funzionale  in misura  minore  (€ 780,30 annui lordi ripartiti per 12 mesi) deve essere riconosciuta a fronte del mancato esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale ed ausiliarie di pubblica sicurezza, in altri termini nei casi in cui l’operatore non  eserciti  effettivamente alcuna  di tali  funzioni,  ma svolga, ad esempio, funzioni di polizia amministrativa connesse all’accertamento di violazioni amministrative in ambiti di intervento diversi da quelli propri del codice della strada e del testo unico di pubblica sicurezza

  

 

 INDENNITA DI RISCHIO

 

Art. 37 del C.C.N.L. 14 settembre 2000

  

 

1.   Gli enti individuano, in sede di contrattazione integrativa decentrata, le  prestazioni di lavoro che comportano continua  e diretta esposizione a rischi pregiudizievoli  per la salute e per l’integrità personale,  assicurando comunque le condizioni di rischio già riconosciute presso l’ente.

 

2.   Ai dipendenti che svolgano le prestazioni di cui al comma 1, compete, per il periodo di effettiva esposizione al rischio, un’indennità mensile di € 30 mensili lorde

(con decorrenza dal 31.12.2003, ai sensi dell’art. 41 del CCNL 22.1.2004) (…)

 

Tale indennità può essere certamente riconosciuta anche  al personale  della Polizia Municipale, ove sussistano i relativi presupposti applicativi.

 

Per una corretta applicazione dell’istituto è necessaria un’espressa previsione  nell’ambito  del contratto collettivo decentrato integrativo in termini di individuazione di apposite condizioni applicative, cioè di specifiche situazioni di esposizione a rischi pregiudizievoli per la salute e l’integrità fisica dell’operatore.

 

Si pensi, ad esempio,  ad una previsione contrattuale di situazioni come di seguito indicate, con particolare riferimento agli specifici presupposti applicativi evidenziati con sottolineatura:

 

1.   esposizione ad agenti chimici, biologici, fisici, radianti, gassosi, etc.

2.   esposizione a rischio specifico per conduzione di mezzi meccanici, elettrici, a motore, etc.

3.   esposizione  a  rischio  specifico  connesso  allimpiego  di  attrezzature  e  strumenti  atti  a determinare lesioni, microtraumi, malattie anche non permanenti, etc.

4.   esposizione ad immissioni in atmosfera atte a determinare lesioni o, comunque, pregiudizi alla salute

5.   esposizione a rischi di precipitazione, urto, trazione, estensione, postura, etc.

6.   esposizione a rischi di inalazione di polveri, gas, particelle, combinati, composti nocivi alla salute

7.   esposizione a rischi di esposizione ad irradiazioni pericolose per la salute


8.   esposizione a rischi di usura psico-fisica particolarmente intensa

9.   esposizione a rischi di contrazione di malattie infettive

10. esposizione a rischi di lesioni, traumi, malattie, etc. connessi alle azioni di sollevamento e trazione particolarmente pesanti

 

D’altra  parte  non  è  un  caso  che  la  Premessa  del  Capo  III  del  CCNL  22.1.2004 (“Disposizioni per l’area di vigilanza e della polizia locale”) abbia espressamente previsto la seguente clausola programmatica: Copertura assicurativa - Le parti, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 16364 del 20.11.2002, che ha stabilito che l’attività  prestata dal “vigile urbano” addetto,  a piedi, alla viabilità stradale rientra tra le attività  protette, equiparandole a quelle ad alto rischio previste dall’art. 1, comma 3, del D.P.R. n. 1124 del 1965 (…)”

 

 

 

 

 

INDENNITA DI DISAGIO

 

Art. 17, comma 2, let. e) del C.C.N.L. aprile 1999


 

 

 

2.    In relazione alle finali di cui al comma 1, le risorse di cui all’art. 15 sono utilizzate per: (…)

e)    compensare lesercizio  di  attivi    svolte  in  condizioni  particolarmente disagiate  da parte  del personale  delle categorie A , B e C; (…)

 

Tale indennità trova applicazione certamente anche per il personale dell’area di vigilanza, ove sussistano le relativa condizioni. Il contratto collettivo nazionale di lavoro non prevede una specifica dinamica economica dell’istituto, pertanto la contrattazione decentrata è legittimata a regolare anche  l’entità dellimporto da  riconoscere a  titolo  di  indennità di  disagio, fermo restando che tale entità dovrà risultare determinata in base a criteri di equilibrio e di logicità intrinseca al sistema contrattuale di riferimento.

 

  

Come per l’indennità di rischio, anche in tal caso, ai fini di una corretta applicazione dell’istituto, è necessaria  un’espressa previsione nell’ambito  del contratto collettivo decentrato integrativo in termini di individuazione di apposite condizioni applicative, ci di specifiche situazioni di particolare gravosità conseguenti alle modalità di fornitura della prestazione.

 

Si pensi, ad esempio,  ad una previsione contrattuale di situazioni come di seguito indicate, con particolare riferimento agli specifici presupposti applicativi evidenziati con sottolineatura:

 

1.   esposizione a situazioni di disagio connesse alla particolare articolazione dell’orario di lavoro ( escluso il turno.  Es.: orario frazionato, orario plurisettimanale, etc..)

2.   esposizione a situazioni di disagio connesse ad attività rese in condizioni climatiche avverse

(all’aperto, in luoghi esposti ad ogni situazione climatica, etc.)

3.   esposizione a situazioni di disagio connesse al particolare tipo di utenza

4.   esposizione a situazioni di disagio connesse alla particolare tipologia di prestazione fornita


 

 

5.  esposizione a situazioni di disagio connesse a modalità di esecuzione della prestazione particolarmente gravose

6. esposizione a situazioni di disagio connesse all’utilizzo di strumenti, attrezzature, apparecchiature di utilizzo disagevole   (es.: martelli pneumatici, strumenti a vibrazione, a

spinta, a percussione, etc. quando non rientrino nelle situazioni di rischio)

7.   esposizione a situazioni di disagio connesse all’esercizio di funzioni che presentano, per la tipologia e natura, oggettivi elementi di particolare onerosità, per ambiente di svolgimento, costrizione  delle  funzioni,  oggetto  specifico  della  prestazione  (  necrofori,  operai  che

operano in fogne e cunicoli, pulitori di canne fumarie, etc…)

8. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni usuranti psichicamente e/o fisicamente

9.   esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni rese con scadenze periodiche e cicliche irrinunciabili

10. esposizione a situazioni di disagio connesse alla gestione di sistemi relazionali obbligatori di particolare intensità, complessità o criticità

11. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni rese con frequenti spostamenti sul territorio

12. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni rese con rilevante squilibrio del ciclo circadiano


 

CUMULABILITA’ DELLE INDENNITA DI RISCHIO E DI DISAGIO

   

Le indennità di rischio e di disagio sono certamente cumulabili  per il personale  di vigilanza, posto che hanno finalità del tutto diversificate e tra di loro estranee, infatti:

 

      l’indennità di rischio tutela e ristora economicamente situazioni lavorative pregiudizievoli alla salute ed all’integrità psico-fisica dell’operatore

 

      l’indennità di disagio, invece, tutela e ristora economicamente situazioni lavorative che non determinano danno all’integrità fisica, psichica o della salute del lavoratore, bensì modalità operative che determinano un particolare disagio per il lavoratore, cioè specifiche modalità lavorative che danno luogo ad un particolare peso nel loro svolgimento, con valutazione assoluta o, più generalmente, comparativa con altre posizioni lavorative

 

D’altra parte la cumulabilità degli istituti è affermabile anche con riguardo alla considerazione che talune posizioni lavorative ben possono presentare i presupposti di riconoscimento di uno solamente dei due istituti, non costituendo, la cumulabilità, una diretta ed automatica conseguenza del riconoscimento di una soltanto delle due indennità, non sussistendo alcun automatismo di cumulo nel  riconoscimento  delle  singole  indennità  in  parola  (in  altri  termini,  non  può  riconoscersi l’indennità di rischio solo in quanto è riconosciuta l’indennità di disagio, e viceversa).

 

Neppure è affermabile che il cumulo applicativo di tali istituti contrasterebbe con il generale principio di non ristorabilità di una stessa prestazione a diverso titolo (cfr. art, 6, comma 4, secondo periodo del D.P.R. n. 333/1990), posto che il riconoscimento dei due emolumenti opera su piani ben distinti: da un lato il pregiudizio  alla salute  del lavoratore, dall’altro la maggiore  penosità  del lavoro svolto, senza che questa incida sullo stato di salute o integrità psico-fisica dello stesso.

 

 

 Ecco alcune sentenze nel merito dell'attribuzione dell'indennità di disagio alla Polizia Locale.

 

- Tribunale di Verona

- Tribnale di Rimini

- Trubunale di Lecco

- Tribunale di Varese