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Sentenza n. 4982 del 19/2/2002
Illegittima la revoca della qualifica di P.S. per motivi diversi da quelli previsti dalla 65/86

N.4982/2002
Reg. Dec.
N. 3356 Reg. Ric.
Anno 1993

R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

sul ricorso in appello iscritto al NRG 3356 dell’anno 1993 proposto dal MINISTERO DELL’INTERNO - PREFETTURA DI FROSINONE, in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia ope legis in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
contro
SANTARONI EMILIO, non costituito in giudizio;
per l’annullamento
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Latina, n. 1144 del 14 dicembre 1992;
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visti tutti gli atti di causa;
Relatore alla pubblica udienza del 19 febbraio 2002 il consigliere Carlo Saltelli;
Udito l’avvocato dello Stato De Giovanni;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

F A T T O

Con decreto prot. 6665/2° Sett. del 28 novembre 1991, il Prefetto di Frosinone sospendeva la qualifica di agente di pubblica sicurezza, conferita con apposito decreto del 22 febbraio 1978, al signor Emilio Santaroni, comandante dei vigili urbani del Comune di Monte S. Giovanni Campano, ritenendo che questi non fosse più in possesso del requisito della buona condotta a causa delle numerose denunzie all’autorità giudiziaria di cui era stato fatto oggetto per fatti inerenti le proprie funzioni, nonché per l’esistenza da parte della polizia giudiziaria del Tribunale di Frosinone di accertamenti in ordine alla presunta irregolarità del riconoscimento in suo favore da parte dell’INAIL di una parziale invalidità al lavoro.
Con la sentenza n. 1144 del 14 dicembre 1992, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Latina, accogliendo il ricorso dell’interessato, annullava il predetto decreto, rilevando che i fatti sui quali l’amministrazione lo aveva fondato non concretavano le specifiche ipotesi di perdita dei requisiti previsti dall’articolo 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65, tra i quali non era elencata la buona condotta.
Avverso tale statuizione ha proposto appello il Ministero dell’Interno (Prefettura di Frosinone), con atto notificato il 28/30 aprile 1993, rilevando che l’elencazione dei requisiti necessari per il conseguimento della qualifica di agente di pubblica sicurezza, contenuta nell’articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65, non era tassativa, dovendo essere integrata dal più generale requisito previsto per gli agenti di pubblica sicurezza, quale quello della buona condotta; pertanto correttamente, proprio in relazione alle denunzie e ai procedimenti esistenti nei suoi confronti, l’amministrazione aveva sospeso la qualifica di agente di pubblica sicurezza al signor Emilio Santaroni, anche in considerazione del generale potere spettante ai Prefetti, ai sensi dell’articolo 13 della legge 1° aprile 1981, n. 121, quali responsabili provinciali dell’ordine e della sicurezza pubblica.
L’appellato non si è costituito in giudizio.

D I R I T T O

I. E’ controversa la legittimità del decreto prot. 6665/2° Sett. del 28 novembre 1991, con il quale il Prefetto di Frosinone ha sospeso la qualifica di agente di pubblica sicurezza, conferita con apposito decreto del 22 febbraio 1978, al signor Emilio Santaroni, comandante dei vigili urbani del Comune di Monte S. Giovanni Campano, per non essere più in possesso del requisito della buona condotta a causa delle numerose denuncie all’autorità giudiziaria di cui era stato fatto oggetto per fatti inerenti le proprie funzioni, nonché per l’esistenza da parte della polizia giudiziaria del Tribunale di Frosinone di un accertamenti in ordine alla asserita irregolarità del riconoscimento in suo favore da parte dell’INAIL di una parziale invalidità al lavoro.
Il Ministero dell’Interno ha chiesto la riforma della sentenza n. 1144 del 14 dicembre 1992, con la quale l’adito Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Latina, ha annullato il prefato decreto di sospensione, rivendicandone la piena legittimità, sia con riguardo all’articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65, in quanto l’elencazione dei requisiti ivi contenuta per la nomina ad agente di pubblica sicurezza non poteva essere considerata esaustiva, dovendo essere integrata logicamente dal requisito della buona condotta, sia con riferimento al generale potere prefettizio di cui all’articolo 13 della legge 1° aprile 1981, n. 121, che gli imponeva di sospendere i provvedimenti autorizzativi che potessero incidere negativamente sull’ordine e la sicurezza pubblica.
La parte appellata, cui l’atto di impugnazione risulta tempestivamente e ritualmente notificato, non si è costituita in giudizio.
II. Al riguardo la Sezione osserva quanto segue.
II.1. Il primo comma dell’articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65, stabilisce che il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita, oltre alle funzioni di polizia giudiziaria (lett. a) e al servizio di polizia stradale (lett. b), anche “funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza ai sensi dell’articolo 3 della presente legge”.
Secondo la espressa previsione del successivo secondo comma, perciò il Prefetto, previa comunicazione del sindaco, conferisce al predetto personale comunale la qualità di agente di pubblica sicurezza, previo accertamento da parte dei singoli aspiranti del possesso di specifici requisiti espressamente elencati, quali il godimento dei diritti civili e politici, il non aver riportato condanne a pena detentiva per delitto non colposo o non essere stato sottoposto a misure di prevenzioni e il non essere stato espulso dalle Forze armate o dai Corpi militarmente organizzati o il non essere stato destituito dai pubblici uffici.
Il terzo comma, poi, aggiunge che “il prefetto, sentito il sindaco, dichiara la perdita delle qualità di agente di pubblica sicurezza qualora accerti il venir meno di alcuni dei suddetti requisiti”.
II.2. Ciò posto, la Sezione è dell’avviso che la sentenza impugnata non meriti le critiche che le sono state rivolte.
II.2.1. Deve rilevarsi, invero, che come correttamente rilevato dai primi giudici, tra i requisiti espressamente previsti dalla legge per il conferimento della qualità di agente di pubblica sicurezza, ai sensi dell’articolo 5 della più volte citata legge 7 marzo 1986, n. 65, non è previsto quello della buona condotta, sulla cui asserita mancanza l’amministrazione ha fondato il provvedimento di sospensione irrogato al sig. Emilio Santaroni.
Tale omissione, ad avviso della Sezione, non è frutto di un lapsus del legislatore e non costituisce una lacuna normativa da colmare, in sede di concreta applicazione della norma stessa, facendo riferimento alla disciplina generale in tema di autorizzazioni di polizia che prevede espressamente il requisito della buona condotta.
Giova infatti sottolineare al riguardo che, per un verso, il conferimento della qualità di agente di pubblica sicurezza di cui si discute si riferisce a soggetti che rivestono già la qualifica di pubblici dipendenti, in quanto appartenenti alla polizia municipale, e che d’altra parte, la qualità di agente di pubblica eventualmente conferita al personale della polizia municipale è limitata all’esercizio di funzioni ausiliarie e specificamente di collaborazione con le Forze della Polizia di Stato “previa disposizione del sindaco, quando ne venga fatta, per specifiche operazioni, motivata richiesta dalle autorità competenti”.
Così delineata la qualità di agente di pubblica sicurezza che può essere conferita agli appartenenti alle polizia municipale, appare ragionevole che il suo conferimento sia subordinato all’accertamento di quei soli requisiti ritenuti dallo stesso legislatore indispensabili, alla stregua dei principi fissati dall’articolo 97 della Costituzione, per l’esercizio delle funzioni ausiliarie, tassativamente ed esaustivamente indicati nell’articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65.
Non vi è ragione, nel silenzio della legge, in considerazione della ratio della norma e del fatto che gli aspiranti sono comunque già pubblici dipendenti, per ritenere che sia necessario a tal fine il possesso dell’ulteriore requisito della buona condotta.
La giurisprudenza – del resto - ha avuto modo di affermare (C.G.A., 26 febbraio 1998, n. 70) che l’attribuzione delle funzioni di pubblica sicurezza al personale addetto alla polizia municipale è subordinata al mero accertamento dei requisiti tassativamente indicati dalla legge, sicchè il conferimento da parte dell’autorità prefettizia della relativa qualità di agente di P.S., così come la perdita di detta qualità, costituiscono atti di natura strettamente vincolati, privi di qualsiasi margine di discrezionalità.
Pertanto l’elencazione dei requisiti per il predetto conferimento della qualità di agente di pubblica sicurezza, contenuta nell’articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65, deve considerarsi tassativa ed esaustiva, non essendo necessaria alcuna integrazione di essa da parte dell’autorità prefettizia.
II.2.2. A ciò consegue che evidentemente il Prefetto di Frosinone non poteva esercitare il potere cautelare di sospendere la qualifica di agente di pubblica sicurezza del signor Emilio Santaroni, atteso che detto potere è strettamente inerente all’esistenza del potere di provvedere.
Questo tuttavia, nel caso di specie, non consisteva, essendo stato previsto dal terzo comma dell’articolo 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65, solo per l’ipotesi che fossero venuti meno i tassativi requisiti fissati dal precedente comma due, tra i quali non è previsto quello della buona condotta.
Peraltro la Sezione non può fare a meno di evidenziare che il legislatore ha effettivamente disciplinato l’ipotesi dell’eventuale esistenza di procedimenti e precedenti penali e la sua incidenza sul conferimento della qualità di agente di pubblica sicurezza, ritenendo che tali fatti fossero rilevante quale motivo ostativo al conferimento della qualifica in argomento solo quando fosse intervenuta una condanna penale a pena detentiva per delitto non colposo ovvero la sottoposizione a misure di sicurezza.
Non sussistendo nel caso di specie tali circostanze, il Prefetto non poteva sospendere la qualifica di agente di pubblica sicurezza già conferita al signor Emilio Santaroni.
III. In conclusione l’appello deve essere respinto.
Non vi è luogo alla pronuncia sullo spese, stante la mancata costituzione in giudizio dell’appellato.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunziando sull’appello, meglio indicato in epigrafe, lo respinge.
Nulla sulle spese.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 19 febbraio 2002, con l'intervento dei signori:
Stenio RICCIO - Presidente
Raffaele DE LIPSIS - Consigliere
Antonino ANASTASI - Consigliere
Vito POLI - Consigliere
Carlo SALTELLI - Consigliere est.
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
IL SEGRETARIO


MASSIMA
L’autorità prefettizia può ritirare il precedente provvedimento di conferimento della qualità di agente di pubblica sicurezza agli appartenenti alla polizia municipale solo qualora vengano meno i requisiti previsti dal comma 2 dell’articolo 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65, la cui elencazione deve essere considerata tassativa ed esaustiva.