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Tribunale di Catanzaro, Sezione Lavoro - Ordinanza del 23/01/2003
Alla Consulta il regime transitorio delle controversie sul pubblico impiego

Alla Consulta il regime transitorio delle controversie sul pubblico impiego
( Tribunale Catanzaro, Sezione Lavoro 23.01.2003 n° 691 )

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte d’Appello di Catanzaro

Sezione Lavoro


Composta da:
1) dott. Alessandro Ammirata Presidente
2) dott.ssa Rosa Scotto di Carlo Consigliere
3) dott. Alberto Nicola Filardo Consigliere rel.
all’udienza del 23.1.2003,

ha emesso la seguente

ORDINANZA

nella causa relativa all’appello proposto da:

Regione Calabria, in persona del Presidente, legale rappresentante,
elettivamente domiciliata a Catanzaro, viale De Filippis n. 280,
rappresentata e difesa dagli avvocati ****, **** e **** dell’Avvocatura Regionale, in virtù di procura notar Parrella del 14.12.1999, rep. N. 24580,
appellante

nei confronti di:

****, ****, ****, elettivamente domiciliate a ****, presso lo studio dell’avv. **** che le rappresenta e difende in virtù di mandato a margine della memoria di costituzione in II grado,
appellate

In fatto.

Le dott.sse ****, **** e ****, a seguito delle decisioni nn. 599/94 e 241/95 del T. A. R. di Catanzaro, sostanzialmente recepite dalla Regione Calabria con la deliberazione della G. R. n. 3459 del 6.7.1998, ottennero il riconoscimento della posizione di dipendente con qualifica di psicologo operatore dell’equipe socio-psico-pedagogica.

Con distinti ricorsi del 4.6.1999 sostennero che l’ente pubblico datore di lavoro le aveva erroneamente inquadrate in VII qualifica funzionale e chiesero, al Giudice del Lavoro, previa "disapplicazione e/o annullamento della deliberazione di G. R. n. 3459 del 6.7.98 .... nonché di ogni altro atto presupposto, prodromico, connesso e conseguenziale ..... il contestuale riconoscimento della ricorrente di ottenere a far data dal .... (22.5.93 per la ****, 21.5.93 per la ****, 29.6.89 per LA ****) l’VIII qualifica funzionale, sia dal punto di vista giuridico che economico e con il pagamento delle differenze retributive, con interessi e rivalutazione monetaria fino al soddisfo".

L’ente convenuto si costituì eccependo il difetto di giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria.

Il Tribunale di Catanzaro, con Sentenza n. 1502 del 15.11.2000, respinse l’eccezione di giurisdizione sul presupposto che la lesione del diritto delle ricorrenti era riconducibile alla deliberazione della G. R. n. 3459/98, adottata successivamente al termine fissato dall’art. 45 D. Lvo. 31.3.1998 n. 80, e che la pretesa era stata limitata al periodo successivo al 30.6.98, e accolse le domande delle odierne appellate (riunite per connessione).

Avverso detta sentenza insorge la Regione Calabria con atto di appello depositato il 4.7.2001, riproponendo la questione relativa al difetto di giurisdizione dell’A. G. O. e deducendo l’infondatezza delle pretese di controparte.

Le ricorrenti resistono con comparsa chiedendo la conferma della decisione gravata.

In diritto.

L’originario difetto di giurisdizione del Giudice del Lavoro di Catanzaro non è revocabile in dubbio.

La controversia è relativa, infatti, ad un preteso diritto all’inquadramento nell’ottavo livello retributivo a decorrere dal 22.5.93 per la ****, 21.5.93 per la **** e 29.6.89 per la **** ed alla condanna alla ricostruzione della carriera con pagamento delle differenze retributive maturate; attiene, direttamente, ad un fatto (omesso/errato inquadramento) verificatosi nel periodo di prestazioni lavorative precedente il 30.6.1998, le cui sole conseguenze giuridiche ed economiche indirette ridondano in epoca successiva al momento di "parziale rideterminazione dell’ambito di applicazione della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo", generalmente indicato come di devoluzione della giurisdizione esclusiva in materia di rapporto alle dipendenze di pubbliche amministrazioni.

La limitazione del petitum al periodo successivo al 30.6.98, operata "d’ufficio" dal Giudice del primo grado e conseguente alla sopravvenuta adozione, nel corso dell’anno 2000, da parte di un Commissario ad acta (nominato per l’esecuzione di precedenti decisioni del giudice amministrativo) di alcuni decreti di riconoscimento del contestato diritto all’inquadramento, non muta i termini della questione, atteso che la giurisdizione non può che essere individuata in relazione al petitum sostanziale al momento della proposizione dell’azione.

Peraltro, qualsiasi riconoscimento dei crediti, effettuato con deliberazione più o meno completa della P. A. interessata, non può essere ritenuto circostanza comportante deroga ai principi sul riparto della giurisdizione in materia o considerato titolo autonomo dell’obbligazione azionata.

Le ricorrenti, conseguentemente, avrebbero dovuto far valere i propri diritti innanzi al T. A. R. competente e lo avrebbero dovuto fare entro il 15.9.2000, termine stabilito dall’art. 45 comma 17 D. lgs. N. 80/1998 con disposizione dettata, in occasione del momento di diversa ripartizione della giurisdizione, al fine di contenere entro ragionevoli limiti di tempo una possibile espansione del contenzioso innanzi al giudice amministrativo.

E, la stessa ratio della previsione conduce a qualificare il suddetto termine di decadenza sostanziale (da ultimo vedi pronuncia della VI sez. del Consiglio di Stato - Ordinanza n. 1794/02) altrimenti, in ipotesi di proposizione di un giudizio innanzi ad un giudice privo di giurisdizione o di competenza o in caso di riconoscimento del diritto presupposto dell’azione giudiziaria, la decadenza risulterebbe superata e inoperante, con parziale frustrazione dell’intento perseguito dal legislatore.

Nelle more del giudizio, il Governo, su delega conferita con legge n. 340 del 24.11.2000, ha emanato il Decreto Legislativo 30.3.2001 n. 165 che, all’art. 69 comma 7, prevede "sono attribuite al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, le controversie di cui all’art. 63 del presente decreto, relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998. Le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo solo qualora siano state proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000" modificando parzialmente il precedente art. 45 comma 17 D. lgs. N. 80/1998 e reintroducendo la possibilità di far valere, i diritti da cui il dipendente delle pubbliche amministrazioni era decaduto per inosservanza del termine del 15.9.2000, con azione innanzi al giudice ordinario.

L’interpretazione del citato comma 7 dell’art. 69 nei termini esposti appare vincolata dal tenore letterale della disposizione, posto che la locuzione ".... solo qualora siano state proposte ...." aggiunta alla frase "Le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ...." non può avere altro significato che quello di condizionare l’esercizio della precedente giurisdizione esclusiva all’osservanza di un termine prestabilito senza escludere anzi, consentendo che le azioni a tutela dei diritti dei "lavoratori pubblici" possano trovare comunque sbocco innanzi al giudice ordinario e, di conseguenza, limitando gli effetti della deroga al principio di cui all’art. 5 c. p. c., contenuta nell’art. 45 D. Lvo 80/1998.

Anche dal punto di vista logico-sistematico l’opzione interpretativa risulta convincente atteso che, in un sistema in cui la graduale contrattualizzazione dei rapporti tra P. A. datore di lavoro e impiegati-dipendenti ha consentito un rapido rafforzamento delle posizioni soggettive di questi ultimi, una contrazione delle possibilità di ricorrere al giudice amministrativo con contemoranea riapertura della via dell’azione innanzi al giudice ordinario, risulta in linea con lo scopo deflattivo della prevista decadenza e perfettamente coerente con la necessità di evitare che le rimodellate posizioni soggettive siano, nel breve periodo, tutelabili in misura inferiore "al normale".

Allo stato, per questa Corte sarebbe, quindi, impossibile riformare la sentenza n. 1502 del 15.11.2000 del Tribunale di Catanzaro che, erroneamente, aveva dichiarato la giurisdizione dell’A. G. O., senza violare il principio della perpetuatio jurisdictionis e di economia processuale.

Tuttavia, la disposizione contenuta nel menzionato comma 7 dell’art. 69 D. Lgs. 165/2001 non appare conforme al Dettato Costituzionale.

In vero, il legislatore delegante, al comma VIII dell’art. 1 legge 24.11.2000 n. 340 ha espressamente previsto "Entro il 31 marzo 2001, il Governo è delegato, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari e della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ad emanare un testo unico per il riordino delle norma, diverse da quelle del codice civile e delle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, che regolano i rapporti di lavoro dei dipendenti di cui all’art. 2, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, secondo quanto disposto dall’art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, apportando le modifiche necessarie per il migliore ordinamento delle diverse disposizioni e indicando, in particolare:
a) le disposizioni abrogate a seguito della sottoscrizione dei contratti collettivi del quadriennio 1994-1997, ai sensi dell’art. 72 del citato decreto legislativo n. 29 del 1993, e successive modificazioni;
b) le norme generali e speciali del pubblico impiego che hanno cessato di produrre effetti, ai sensi dell’art. 72 del citato decreto legislativo n. 29 del 1993, e successive modificazioni, dal momento della sottoscrizione, per ciascun ambito di riferimento, del secondo contratto collettivo previsto dal medesimo decreto."

Orbene, la delega conferita non attribuisce all’esecutivo dei veri e propri poteri normativi ma assegna attività meramente compilative con facoltà di apportare modifiche "necessarie per il migliore ordinamento delle diverse disposizioni" e, quindi, modifiche non sostanziali per il migliore coordinamento delle disposizioni.

Tale ipotesi interpretativa è rafforzata dal contenuto delle precisazioni riportate alle lettere a) e b) del menzionato comma VIII e dal fatto che la disposizione delegante, diversamente considerata, integrerebbe una delega "in bianco" in violazione dell’art. 76 della Costituzione.

Il superamento dei poteri conferiti al Governo comporta la palese illegittimità della disposizione di cui al VII comma dell’art. 69 Decreto Legislativo n. 165 del 30.3.2001 nella parte in cui modifica l’art. 45 comma 17 Decreto Legislativo n. 80/1998, per violazione degli artt. 76 e 77 della Costituzione.

Ed è appena il caso di sottolineare che non è possibile, come proposto da parte della giurisprudenza di merito, considerare irrilevante o inesistente la modifica riportata dal menzionato comma VII dell’art. 69 al fine di conformare, in via interpretativa, la disposizione viziata alla Costituzione posto che, nel caso di specie, non si tratta di scegliere tra due interpretazioni possibili in relazione a principi Costituzionali di natura sostanziale ma di adeguare il contenuto di un articolo di guisa che il modello procedurale attinente al conferimento di poteri legislativi non ne risulti, in concreto, stravolto.

Inoltre, la disposizione già indicata come illegittima perché adottata in eccesso di delega, si presenta viziata anche in relazione ai principi di cui all’art. 3 della Costituzione.

In vero, sotto un primo profilo, consentire che una posizione sostanziale possa essere portata alla conoscenza di organi giurisdizionali diversi, operanti con moduli processuali non completamente sovrapponibili, a seconda della tempestività di proposizione dell’azione, comporta che situazioni soggettive identiche ricevano, ingiustificatamente, differenti forme di tutela.

Per un altro aspetto non può non apparire irragionevole una disposizione, quale quella contenuta nell’ultima parte del VII comma dell’art. 69 D. Lgs. 165/2001, che permette la rinascita postuma di un eventuale diritto soggettivo travolto da una decadenza sostanziale, solo a condizione che del diritto stesso non sia stata richiesta tempestiva tutela, mentre colui che, avendo proposto l’azione innanzi al giudice amministrativo dopo il 15.9.2000 ma prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. 165/2001, si potrebbe trovare di fronte ad una decisione avente forza di giudicato sull’estinzione del proprio diritto per effetto della decadenza sostanziale prevista dall’art. 45 comma 17 D. Lgs. 80/1998.

Questa Corte, infine, nel sollevare d’ufficio la questione di costituzionalità già proposta con precedente ordinanza del 21.11.2002, non può fare a meno di evidenziare che l’eventuale eliminazione della disposizione indicata come illegittima potrebbe comportare una compressione dei diritti fondamentali del lavoratore o di quelli della difesa del cittadino, ma auspica che tale effetto negativo possa essere evitato mediante la pronuncia sulla illegittimità costituzionale del comma 17 dell’art. 45 D. Lgs. 80/1998, già richiesta dal Tribunale Amministrativo di Reggio Calabria con ordinanza del 24.10.2001, o attraverso un intervento del legislatore.

P. Q. M.

La Corte d’Appello di Catanzaro, Sezione Lavoro,

visto l’art. 23 della legge 11.3.1953, n. 87,

dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 69 comma VII del Decreto Legislativo n. 165 del 30.3.2001 in relazione agli artt. 3, 76 e 77 della Costituzione.

Sospende il giudizio.

Dispone la trasmissione immediata degli atti alla Corte Costituzionale.

Dispone che, a cura della Cancelleria, la presente ordinanza sia notificata alle parti e al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché comunicata al Presidente del Senato ed al Presidente della Camera dei Deputati.

Così deciso a Catanzaro il 23 gennaio 2003.

Il Consigliere estensore
Dott. Alberto Nicola Filardo

Il Presidente
Dott. Alessandro Ammirata