Si.A.Po.L.
   Chi Siamo

   Segreteria generale

   Strutture regionali

   Statuto

   Modulo di iscrizione

   Concorsi

   Siti utili

Servizi
   Comunicati

   Circolari

   Contratti

   Convenzioni

   L'Opinione

   Leggi

   Rassegna Stampa

   Professionale

   Quaderno Sindacale

   Sentenze Consiglio di Stato

   Sentenze Corte Costituzionale

   Sentenze Corte di Cassazione

   Sentenze TAR e Corte Conti

   Sentenze Tribunale

   Ultime notizie

Home  E-Mail  Download Acrobat   Come raggiungerci

Sicilia - Sez. Catania - n. 130 del 28/01/2003
Silenzio su istanza di rilascio documentazione

Silenzio su istanza di rilascio documentazione
(Tar Catania, III sezione, Sentenza 130 del 28/01/2003)


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA SICILIA, SEZIONE STACCATA DI CATANIA, SEZ. III^, COMPOSTO DAI SIGNORI MAGISTRATI:

Italo Vitellio - Presidente
Francesco Brugaletta - Consigliere
Daniele Burzichelli - Primo Referendario, rel.

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 4344/2002, proposto da **, rappresentato e difeso dall’Avvocato ****, presso lo studio del quale difensore lo stesso è elettivamente domiciliato, in ****;

contro

il Ministero dell’Economia (Agenzia delle Entrate - Ufficio delle Imposte Dirette di Catania), in persona del Ministro, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, presso i cui uffici è domiciliato, in Catania, Via Vecchia Ognuna n. 149;

avverso

il silenzio serbato dall’Ufficio delle Imposte Dirette di Catania sull’istanza proposta dal ricorrente in data 4 gennaio 2002, al fine di ottenere l’annullamento in autotutela dell’atto di accertamento richiamato nella richiesta per nullità della notificazione e per intervenuta prescrizione dell’eventuale diritto dell’Amministrazione;

Visti tutti gli atti di causa e i documenti contenuti nel fascicolo processuale;

Designato quale relatore per la camera di consiglio del 21 gennaio 2003 il primo referendario dott. Daniele Burzichelli;

Uditi i difensori delle parti, come indicato nell’apposito verbale, nella camera di consiglio del 21 gennaio dicembre 2003;

Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Come già enunciato in epigrafe, con il presente gravame, il ricorrente ha impugnato il silenzio serbato dall’Ufficio delle Imposte Dirette di Catania sull’istanza proposta dal ** in data 4 gennaio 2002, al fine di ottenere l’annullamento in autotutela dell’atto di accertamento richiamato nella richiesta per nullità della notificazione e per intervenuta prescrizione dell’eventuale diritto dell’Amministrazione.

L’Amministrazione statale, ritualmente intimata, si è costituita in giudizio, eccependo l’inammissibilità del gravame per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, nonché per carenza di interesse al ricorso, e sollecitando, in subordine, il suo rigetto nel merito in quanto infondato.

Nella camera di consiglio del 21 gennaio 2003, sentiti i difensori delle parti, come indicato nell’apposito verbale, il ricorso è stato, infine, trattenuto in decisione.

DIRITTO

Ad avviso di questo Collegio, il presente ricorso deve considerarsi infondato.

Come, infatti, ripetutamente affermato dalla giurisprudenza amministrativa (sul punto cfr., tra le molte, Consiglio di Stato, Sezione V, n. 1765 del 27 marzo 2000, che ha confermato la sentenza del T.A.R. Napoli, III Sezione, n. 158 del 24 maggio 1994), non sussiste alcun obbligo per l'Amministrazione di riesaminare i propri atti divenuti inoppugnabili, con la conseguenza che sull'eventuale istanza di riesame presentata dal privato non si può formare il silenzio rifiuto.

Invero, una volta che il provvedimento amministrativo è divenuto inoppugnabile, seppure l'interessato può sollecitare l'esercizio del potere di autotutela da parte dell'Amministrazione, quest’ultima, a fronte della domanda di riesame, non ha alcun obbligo di rispondere (sul punto cfr. Consiglio di Stato, Sezione V, n. 622 del 28 aprile 1995, che ha confermato la sentenza del T.A.R. Piemonte, II Sezione, n. 367 del 7 novembre 1991 n. 367).

I provvedimenti di autotutela, infatti, sono manifestazione dell'esercizio di un potere tipicamente discrezionale della P.A, la quale non ha alcun obbligo di attivare il relativo procedimento e, qualora intenda farlo, deve valutare la sussistenza o meno di un interesse che giustifichi la rimozione dell'atto, valutazione della quale essa sola è titolare e che non può ritenersi dovuta nel caso di una situazione già definita con provvedimento inoppugnabile: pertanto, una volta che il privato, o per aver esaurito i mezzi di impugnazione che l'ordinamento gli garantisce, o per aver lasciato trascorrere senza attivarsi il termine previsto a pena di decadenza, si trovi di fronte ad un provvedimento inoppugnabile a fronte del quale può solo sollecitare l'esercizio del potere da parte dell'Amministrazione, quest'ultima, a fronte della domanda di riesame non ha alcun obbligo di rispondere (cfr. Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 201 del 1 aprile 1992).

La giurisprudenza amministrativa ha anche affermato (cfr. T.A.R. Bologna, Sezione II, n. 14 del 16 gennà 1998) che nemmeno sussiste l'obbligo dell'Amministrazione di valutare l'opportunità di rivedere, in relazione a nuovi indirizzi da essa assunti, situazioni che, seppure definite, per il breve lasso di tempo intercorso e per la mancanza di effetti negativi su altri soggetti e sull'erario, si prestano ad essere modificate nel senso sollecitato dal privato.

In tali ipotesi la possibile revisione della situazione già consolidata costituisce uno degli aspetti dell'obbligo generale di buona amministrazione e del principio di imparzialità garantito dall'art. 97 Cost., ma esso non si concreta mai in un vero e proprio dovere giuridico di rispondere ad una richiesta del privato, atteso che siffatti dovere può essere affermato solo in presenza di atti dovuti.

Né può ritenersi che siffatta soluzione contrasti con esigenze di diritto sostanziale, perché la certezza delle situazioni giuridiche definite è essa stessa un bene irrinunciabile, posto a tutela dei cittadini.

In definitiva, il ricorrente, onde assicurarsi una delibazione in ordine ai profili di illegittimità delineati in occasione dell’istanza a provvedere in autotutela rivolta all’Amministrazione, avrebbe dovuto proporre tempestivo ricorso giurisdizionale innanzi al giudice tributario.

Per le ragioni esposte, il gravame proposto dal ricorrente deve rigettato.

Sussistono, tuttavia, giusti motivi per compensare interamente fra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia, Sezione Staccata di Catania:

1) rigetta il ricorso;

2) compensa interamente fra le parti le spese del presente giudizio;

3) ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Catania, nella Camera di Consiglio del 21 gennaio 2003.