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Lombardia - n. 187 del 30/01/2003
Disciplina degli sconti nel commercio

Disciplina degli sconti nel commercio
(TAR Lombardia, Sezione III,sentenza n. 187 pubblicata il 30.1.2003)



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia- Milano, Sezione
Terza, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sui ricorsi riuniti R.G. n. 4457 del 2000 e R.G. n. 4458 del 2000, entrambi
proposti da "** ** s.r.l.", con sede in Milano, via **** - in
persona dell'Amministratore Unico sig. ***- rappresentata e difesa dagli
avv.ti ****, **** e **** ed elettivamente
domiciliata presso ****

CONTRO

1) il Comune di Milano, in persona del suo Sindaco pro-tempore, dott.
Gabriele Albertini, rappresentato e difeso dagli avv.ti Maria Rita Surano,
Antonella Fraschini, Ruggero Meroni, Irma Marinelli, Elena Ferradini,
Ariberto Limongelli ed Anna Maria Pavin dell'Avvocatura Comunale di Milano
ed elettivamente domiciliato presso i relativi uffici, in Milano, via della
Guastalla, n. 8;

2) SOLTANTO QUANTO AL RICORSO N. 4457/2000: della Regione Lombardia, in persona del suo Presidente pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti
Antonella Forloni ed Anna Maria Rapetti dell'Avvocatura della Regione
Lombardia ed elettivamente domiciliata presso i relativi Uffici, in Milano,
via Fabio Filzi, n. 22;

PER L'ANNULLAMENTO

1)QUANTO AL RICORSO N. 4457/2000: a) della nota a firma del Funzionario del
Comune di Milano prot. n. 4020/2000 in data 31.8.2000; b) per quanto occorre,
della deliberazione di Giunta Regionale della Lombardia n. 23 del 31.5.2000,
avente ad oggetto la "disciplina delle vendite straordinarie in applicazione
dell'art. 3 della legge regionale 3 aprile 2000 n. 22"; c) di ogni altro atto
preordinato, consequenziale e connesso; d) per il RISARCIMENTO DEL DANNO nella misura che sarà accertata in corso di causa;

2) QUANTO AL RICORSO N. 4458/2000: a) della nota a firma del Direttore del
Settore Autorizzazioni Commerciali del Comune di Milano prot.128281 in data
3 luglio 2000; b) di ogni altro atto preordinato, consequenziale e connesso,
ancorché non noto; c) per il RISARCIMENTO DEL DANNO nella misura che sarà accertata in corso di causa;

Visti i ricorsi con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'amministrazione comunale
intimata in entrambi i ricorsi;

Visto l'atto di costituzione in giudizio della Regione Lombardia intimata,
quanto al ricorso R.G. n. 4457 del 2000;

Viste le memorie presentate dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Designato Relatore, alla pubblica udienza del 28 novembre 2002, il Cons.
CONCETTA ANASTASI;

Uditi gli avvocati come da relativo verbale di udienza;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

RICORSO N. 4457/2000. Con atto notificato in data 24.10.00, la ricorrente
società premetteva di essere titolare di n. 9 autorizzazioni commerciali e di
gestire altrettanti negozi, con insegna "Voglia di **", per la vendita di
accessori per la ** e di linee di biancheria per la **, allestiti dai più
noti stilisti e case di moda, tutti ubicati in zone centrali del Comune di
Milano.

Prima di narrare i fatti da cui scaturisce l'odierna controversia, precisava
che, a seguito dell'entrata in vigore del D.L.vo n. 114 del 1998, le nuove
norme che regolano le vendite straordinarie identificano le cosiddette "
vendite stagionali" in quelle "vendite che riguardano i prodotti di
carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se
non vengono venduti entro un certo periodo di tempo", come altresì recepito
dall'art.3 della legge regionale Lombardia del 3 aprile 2000 n. 22.

Esponeva, che, in base a quanto stabilito con deliberazione di G.M. n. 23 del
31.5.2000 della Regione Lombardia, i propri negozi, iniziavano le vendite di
fine stagione in data 10 luglio 2000, applicando su alcuni articoli sconti
del 50%, ma, successivamente, i Vigili Urbani, a seguito di sopralluogo,
elevavano verbale di contravvenzione, con cui contestavano che la ricorrente
avrebbe effettuato saldi anche su prodotti non ricadenti nella previsione
normativa sopracitata, per cui comminavano alla ricorrente l'applicazione
di una sanzione pari a £.2.000.000 (due milioni), avverso cui già pendeva
opposizione davanti al Giudice Ordinario competente, ai sensi della legge
n. 689/81.

La ricorrente precisava che, in data 17 luglio 2000, aveva notificato al
Comune un atto stragiudiziale, con cui, dopo aver contestato l'illegittimità
dei provvedimenti sanzionatori, rivendicava il proprio diritto ad usufruire
delle vendite di fine stagione per i prodotti commercializzati, ma il
Comune, in risposta, adottava l'impugnata nota, con cui, in sostanza,
confermava la legittimità dell'operato dei Vigili Urbani, affermando altresì
che i prodotti oggetto di contestazione potrebbero essere oggetto di vendita
straordinaria soltanto mediante una "vendita promozionale" per il cambio
magazzino, ai sensi dell'art. 4 della legge regionale del 3 aprile 2000 n. 22.

Avverso la suddetta nota del Comune di Milano, la ricorrente insorgeva con l
'odierno ricorso, fondato sui motivi di diritto, che di seguito si
enunciano:

1)violazione di legge. Violazione per mancata applicazione dell'art.15
D.L.vo 31 marzo 1998 n. 114 e dell'art. 3 legge regionale 3.4.2000 n. 22.
Eccesso di potere: travisamento dei fatti- eccesso di potere: disparità di
trattamento;

2)violazione dell'art. 15 D. L.vo 31 marzo 1998 n. 114 e dell'art. 3 legge
regionale 3 aprile 2000 n. 22. Eccesso di potere per travisamento dei fatti e
disparità di trattamento;

3)violazione di legge: violazione e falsa applicazione dell'art. 15, comma 6
della D.L.vo 31 marzo 1998 n. 114: incostituzionalità dell'art. 2 legge
regionale 3 aprile 200° n. 22 per contrasto con gli artt. 35, 41, 97 e 117
della Costituzione- Illogicità e violazione del principio di buona
amministrazione, proporzionalità e coerenza delle scelte amministrative.

Concludeva per l'accoglimento del ricorso e per il risarcimento dei danni
subiti, con vittoria di spese.

Con atto del 23.3.2001, si costituiva la Regione Lombardia, la quale, con
successiva memoria depositata in data 18.11.2002, rilevava che la
ricorrente aveva effettuato una vendita promozionale in periodo
cronologicamente coincidente con quello degli sconti, con ciò incorrendo nel
divieto previsto dalla legge.

Infatti, come risulterebbe dal verbale di contestazione dei Vigili Urbani,
la ricorrente società avrebbe venduto materassi ed altri prodotti non
ricadenti nelle previsioni dell'art. 3, 1° comma della legge regionale
n. 22/2000 e, pertanto, non soggetti alla "vendite di fine stagione".

Secondo la Regione, sarebbe infondata la dedotta questione di illegittimità
costituzionale, da cui si farebbe discendere altresì la illegittimità della
deliberazione della Giunta Regionale.

Concludeva per la reiezione del gravame, con ogni consequenziale statuizione
anche in ordine alle spese.

Con atto del 27.10.2000, si costituiva il Comune di Milano, il quale, con
memoria depositata in data 15.4.2002, deduceva il difetto di giurisdizione
di questo giudice, non avendo la nota del 31.8.2000 un contenuto
provvedimentale, poiché, in materia di commercio, il soggetto, una volta
ottenuta l'autorizzazione, sarebbe titolare di diritti soggettivi e non di
interessi legittimi e, comunque, la posizione di parte ricorrente sarebbe
tutelata mediante la proposta impugnativa del verbale di contestazione,
davanti al Giudice Ordinario competente.

Concludeva per la reiezione del ricorso con ogni consequenziale statuizione
anche in ordine alle spese.

Ricorso n. 4458/00. Con atto notificato in data 19.10.00, parte ricorrente
impugnava la nota prot. 128281 del Direttore Settore Autorizzazioni
Commerciali, emanata a seguito di atto di diffida e di significazione
notificato in data 21.6.2000 dalla ricorrente al Comune di Milano, nella
sostanza di contenuto confermativo dell'orientamento inteso ad impedire alla
ricorrente l'esercizio delle vendite promozionali.

A sostegno del proprio ricorso, deduceva:

1)violazione di legge - Violazione per mancata applicazione dell'art. 15
D.l.vo 31 marzo 1998 n. 114 e dell'art. 3 Legge Regionale 3 aprile 2000 n.22-
Eccesso di potere: travisamento dei fatti- eccesso di potere: disparità di
trattamento;

2)violazione dell'art. 15 D.L.vo 31 marzo 1998 n. 114 e dell'art. 3 Legge
Regionale 3 aprile 2000 n.22- Eccesso di potere per travisamento dei fatti e
disparità di trattamento;

3) violazione di legge: violazione e falsa applicazione dell'art.15, comma 6
del D.L.vo 31 marzo 1998 n.114; Incostituzionalità dell'art.2 Legge
Regionale 3 aprile 2002 n.22 per contrasto con gli artt.35, 41, 97 e 117
della Costituzione - Illogicità e violazione del principio di buona
amministrazione, proporzionalità e coerenza delle scelte amministrative.

Concludeva per l'accoglimento del ricorso e per il risarcimento dei danni
subiti, con vittoria di spese.

Con atto del 25.10.2000, si costituiva il Comune di Milano, il quale, con
successiva memoria depositata il 14.6.2002, deduceva il difetto di
giurisdizione di questo giudice, anche perché la presente azione tenderebbe,
fra l'altro, ad introdurre un'inammissibile azione di accertamento.

Concludeva per la reiezione del gravame, con ogni consequenziale
statuizione anche in ordine alle spese.

Alla pubblica udienza del 28 novembre 2002, entrambi i ricorsi passavano in
decisione.

DIRITTO

1. Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi R.G. n.4457 del 2000
e R.G. n.4458 del 2000, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 52
r.d. 17 agosto 1907, n.642 e 19 della legge 6 dicembre 1971, n.1034, per le
evidenti ragioni di connessione soggettiva, oggettiva e procedimentale, che
ne consigliano la decisione con un'unica sentenza.

2. Possono essere esaminate congiuntamente le eccezioni preliminari svolte
dal Comune di Milano, con riferimento ad entrambi i ricorsi, attesa la
sostanziale identità delle questioni sollevate.

Invero, va ritenuta sussistente la giurisdizione di questo Giudice in quanto
le note impugnate con entrambi i ricorsi, emanate a seguito di diffida
proposta dalla parte ricorrente, hanno contenuto provvedimentale e servono a
disciplinare, con effetti per il futuro, le situazioni rappresentate dalla
parte ricorrente, in una condizione di completa autonomia rispetto all'
ordinanza-ingiunzione impugnata davanti al Giudice Ordinario competente,
che, invece, risulta essere stata emanata nell'esercizio di un potere
sanzionatorio, in conseguenza di infrazioni rilevate al momento della sua
emanazione, senza alcun effetto, quindi, per la disciplina futura della
situazione concreta.

Gli impugnati atti unilaterali, provenienti da organi diversi di ente
pubblico, costituiscono certamente esercizio di un potere autoritativo,
esplicato a seguito di «diffida» o «proposta» (intendendo tale termine in
senso atecnico), avanzata dal soggetto privato.

Invero, con gli atti stragiudiziali notificati, parte ricorrente, in
sostanza, rappresentando le ragioni per le quali ritiene di non poter
condividere l'interpretazione delle norme di riferimento effettuata dai
Vigili Urbani, in sostanza, chiede -al di là delle espressioni di diffida
formalmente adottate- che gli organi comunali vogliano effettuare una
revisione della suddetta interpretazione, onde poter consentire, per il
futuro, che venga posta in essere la vendita promozionale per determinati
articoli, inibita in periodo di "vendita di fine stagione".

L'amministrazione, nel caso di specie, ha ritenuto di dover condividere le
interpretazioni assunte dai Vigili Urbani ed implicitamente poste alla base
dell'atto di contestazione adottato, decidendo, in sostanza, che, per il
futuro, la ricorrente non potrà effettuare la "vendita di fine stagione" di
quei prodotti, che, per la loro funzione e natura, non vengono ritenuti
suscettibili di ricadere nelle previsioni di cui all'art.3 della legge
regionale n.22/2000.

La conferma nelle note impugnate dell'orientamento già espresso dai Vigili
Urbani può, in apparenza, effettivamente indurre l'interprete a ritenere
gli atti impugnati come atti di mera interlocuzione e, quindi, privi di
alcun valore provvedimentale, ma, se l'amministrazione si fosse espressa
diversamente (come avrebbe teoricamente anche potuto) -con un parere
sottostante alla decisione amministrativa da assumere difforme rispetto a
quello sottostante alla decisione sanzionatoria assunta dai Vigili Urbani-
la natura provvedimentale degli atti sarebbe stata evidente, in quanto, con
essi, si sarebbe consentita -almeno per i giorni futuri ricadenti nel
periodo previsto per la vendita a saldi- lo sconto su quei prodotti oggetto
di contestazione, in conformità agli interessi di parte ricorrente, azionati
con gli atti stragiudiziali notificati.

In tal caso, sarebbe stato di palmare evidenza il contenuto autoritativo
delle note impugnate, la cui natura sostanzialmente provvedimentale consente
di ritenere radicata la giurisdizione di questo giudice, correttamente
adito.

Pertanto, l'eccezione non merita adesione.

3. RICORSO N.4457/2000.

3.1. Con il primo motivo di ricorso, la "** ** s.r.l." deduce: violazione di
legge. Violazione per mancata applicazione dell'art.15 D. L.vo 31 marzo 1998
n.114 e dell'art.3 legge regionale 3.4.2000 n.22. Eccesso di potere:
travisamento dei fatti- eccesso di potere: disparità di trattamento.

Ad avviso dell'esponente, la Regione Lombardia non avrebbe potuto introdurre
una disciplina legislativa dell'attività commerciale in contrasto con le
previsioni di cui all'art.117 della Costituzione ed in assenza di alcuna
previsione da parte del D.l.vo n.114/1998, il cui art.15 avrebbe conferito
alle Regioni soltanto la potestà di regolamentare in via amministrativa la
materia delle vendite. Da qui l'illegittimità costituzionale della legge
regionale e dei relativi atti applicativi.

Le motivazioni esposte dalla ricorrente in relazione alla pretesa violazione
dell'art.117 Cost. -che, nel caso di specie, concerne il testo antecedente
alla riforma del Titolo V, parte II, della Costituzione, realizzata con la
legge costituzionale n.3 del 2001- non colgono nel segno.

In base ai principi contenuti nell'art.117 della Costituzione, nella materia
di che trattasi, al legislatore nazionale, nell'esercizio della sua
competenza, è riservato il potere di fissare "standards" di tutela uniformi
sull'intero territorio nazionale - circoscrivendo adeguatamente l'ambito di
intervento delle fonti legislative degli enti locali.

Ciò significa che il legislatore regionale, nell'esercizio della propria
potestà legislativa concorrente può -anzi talora deve- intervenire nella
disciplina puntuale e precisa, in relazione alle esigenze obiettive inerenti
la realtà territoriale, nell'ambito e nel rispetto del quadro normativo che
la legge statale ha fissato nelle sue linee fondamentali.

Nel caso di specie, non risulta che il legislatore regionale abbia violato i
principi fondamentali della materia e, inoltre, l'infondatezza della
questione discende dalla considerazione che, lungi dal porsi in
contrapposizione con norme statali di principio, la previsione contestata
costituisce attuazione dell'art.15, sesto comma, del D.Lvo n.114/98, che ha
demandato alle regioni la disciplina delle modalità di svolgimento delle
vendite straordinarie, anche in relazione ai periodi ed alla durata delle
vendite di liquidazione.

Né sussistono elementi per ritenere che la normativa regionale abbia
stabilito limiti non ragionevoli in funzione di esigenze meritevoli di
considerazione.

Pertanto, la tesi di parte ricorrente si appalesa destituita di fondamento
giuridico.

3.2. Possono essere esaminati congiuntamente il secondo, il terzo ed il
quarto profilo di gravame, attesa la stretta connessione delle questioni ivi
rappresentate.

Con il secondo profilo di gravame, l'esponente deduce che la Regione
Lombardia ed il Comune di Milano limiterebbero la possibilità di proporre
vendite promozionali a sole quattro (4) volte nell'anno solare e per un
periodo di trenta giorni, con ciò comprimendo illogicamente le possibilità
del commerciante, in assenza di alcuna previsione al riguardo da parte della
legge regionale.

Con il terzo profilo di gravame, parte ricorrente deduce l'illogicità della
disposizione di cui all'art.4 della legge regionale, secondo cui le vendite
promozionali dei prodotti di carattere stagionale o di moda di cui all'art.3
non possono aver luogo nel mese di dicembre e nei trenta giorni antecedenti
la data di fissazione per l'inizio dei saldi.

Con il quarto profilo di gravame, la ricorrente lamenta, in sostanza, che il
Comune di Milano illegittimamente sanzionerebbe la violazione dell'art.5, il
quale, a sua volta illogicamente, richiederebbe che, nelle vendite
straordinarie, debbano essere esposti lo sconto o il ribasso effettuato in
percentuale, il prezzo normale di vendita barrato, il prezzo effettivamente
praticato a seguito dello sconto o del ribasso indicato in cifra.

Come risulta evidente anche da una mera lettura superficiale, la disciplina
regionale mira al soddisfacimento di pubblici interessi di natura rilevante,
quali quello inteso a tutelare i consumatori nonché quello inteso a tutelare
il buon andamento dell'attività commerciale dal rischio di proliferazione
incontrollata di vendite promozionali di dubbia affidabilità.

Con le norme censurate, vengono stabilite precise regole funzionali al
perseguimento di obiettivi di trasparenza e di correttezza nonché di "leale
concorrenza": tutti obiettivi che costituiscono l'essenza stessa delle
libertà economiche, garantite dall'art.41 della Costituzione.

E' infatti evidente, a tal uopo, che, dall'applicazione puntuale della
suddetta normativa regionale, un eventuale "rischio di emarginazione" non
potrà che riguardare soltanto quei soggetti che non sapranno o non vorranno
rispettare le buone regole del mercato.

Alla luce di detta finalità, appare evidente che le previsioni normative di
che trattasi non si pongono in contrasto con il principio di libertà di
iniziativa economica, sancito dall'art.41 Cost., in quanto la previsione dei
limiti all'esercizio delle "vendite straordinarie" non ha lo scopo di
ostacolare l'iniziativa privata, ma risponde all'interesse pubblico di
evitare forme di concorrenza sleale tra gli operatori del settore e di
garantire la tutela dei consumatori, prevenendo, ed eventualmente
reprimendo, l'insorgere di frodi verso i commercianti corretti ed i
consumatori incauti.

L'amministrazione comunale, quindi, è tenuta ad esercitare il controllo
delle cosiddette "vendite straordinarie" attraverso la verifica del rispetto
delle condizioni e dei presupposti richiesti dalla legge per l'esercizio
dell'attività, con facoltà, in caso di violazioni, di disporre l'irrogazione
delle sanzioni pecuniarie previste dall'art.22, terzo comma, del D.Lvo
n.114/98.

Pertanto, la censura non merita adesione.

In conclusione, il ricorso si appalesa infondato e, conseguentemente, vanno
rigettate le richieste risarcitorie formulate dalla parte ricorrente.

4. Ricorso n.4458/2000.

4.1. Possono essere esaminati congiuntamente il primo ed il secondo profilo
di gravame, attesa la stretta connessione delle doglianze svolte dalla parte
ricorrente, con cui, in sostanza, si deduce il non corretto esercizio del
potere da parte del Comune di Milano, sia in sede sanzionatoria che in
relazione a quello esplicitato con la nota del 31 agosto 2000.

Secondo l'esponente, nel caso di specie, non sarebbe stato correttamente
applicato il disposto di cui all'art.15 del D.L.vo n.114/1998 e dell'art.3
della legge regionale n.22/2000, in quanto l'autorità procedente avrebbe
omesso di verificare con la dovuta diligenza i presupposti di fatto che ne
consentono l'applicazione.

Secondo la ricorrente, inoltre (2° motivo di gravame), il Comune
denegherebbe le vendite di saldo ai soli settori di biancheria per la **,
permettendo, al contrario, le vendite di fine-stagione ad altri negozi "non
alimentari" che, per loro natura, sono soggette a mode o a stagioni, tanto
quanto la biancheria della **.

L'amministrazione comunale, nel'esercizio del controllo delle cosiddette
"vendite straordinarie", che può comportare l'irrogazione delle sanzioni
pecuniarie previste dall'art.22, terzo comma, del D.Lvo n.114/98, qualora
esse vengano esercitate in assenza dei presupposti richiesti o con modalità
non conformi a quelle fissate dalla legge, può anche vietarne lo svolgimento
qualora la "vendita straordinaria" non risulti avere i caratteri richiesti
dalla legge o venga svolta in periodi non consentiti.

In sintesi, l'amministrazione comunale è titolare del potere di controllo
dell'attività di vendite straordinarie e può inibirne lo svolgimento qualora
risulti non conforme a legge.

Nel caso di specie, il Comune non ha inteso denegare "tout court" "le
vendite di saldo ai soli negozi di biancheria per la **", ma ha inteso
sanzionare la vendita di quei prodotti non ricadenti nelle fattispecie
ipotizzate dall'art.3, comma 1° della legge regionale 3 aprile 2000 n.22 e,
quindi, suscettibili di vendita straordinaria soltanto in occasione delle
"vendite promozionali".

Infatti, dal verbale di contestazione n.3005632-00 del 12.7.2000, risulta
che la ricorrente vendeva, applicando uno sconto del 50%, tutti i prodotti,
fra cui anche articoli, quali materassi (nel caso di specie venduti con l'
avviso esterno incentivante "rottamiamo il materasso"), accappatoi,
asciugamani, non ricadenti nelle ipotesi previste dall'art.3 della legge
regionale n.22/2000, ancorché allestiti dai più grandi stilisti nel ramo
della moda.

Quanto alla dedotta questione di disparità di trattamento (secondo profilo
di gravame), essa appare inammissibile sotto altro profilo, in quanto
genericamente formulata e del tutto priva di alcun concreto riferimento atto
a fornire almeno un principio di prova in ordine alla dedotta disparità di
trattamento fra negozianti o fra categorie di negozianti.

Pertanto, entrambe le censure non meritano adesione.

4.2. Con il terzo profilo di gravame, la ricorrente deduce violazione di
legge: violazione e falsa applicazione dell'art.15, comma 6 del D.L.vo 31
marzo 1998 n.114; Incostituzionalità dell'art.2 Legge Regionale 3 aprile
2002 n.22 per contrasto con gli artt.35, 41, 97 e 117 della Costituzione-
Illogicità e violazione del principio di buona amministrazione,
proporzionalità e coerenza delle scelte amministrative.

La censura è infondata per tutte le considerazioni già svolte con
riferimento al primo profilo di gravame esaminato nell'ambito del ricorso
R.G. n.4457 del 2000.

Giova, inoltre, ribadire che l'art.41 della Costituzione, tutelando la
rilevanza sociale dell'economia, esclude un'assoluta libertà
dell'imprenditore, nel senso che la libertà di iniziativa economica non deve
intendersi come una indiscriminata posizione del soggetto privato, poiché
essa può e deve subire legittimi limiti (positivi e negativi), opportuni
controlli, imposizioni ed indirizzi programmatici validi, senza che possa
essere considerata ingiustamente compressa tutte le volte in cui limitazioni
vengano richieste da esigenze economiche o sociale, fra cui vanno annoverate
anche quelle derivanti dalle esigenze di tutela dei consumatori.

La censura, pertanto, non merita adesione.

In conclusione, il ricorso si appalesa infondato e, conseguentemente, va
rigettata la domanda risarcitoria.

Sussistono giustificati motivi per disporre l'integrale compensazione delle
spese e degli onorari del presente giudizio, ai sensi dell'art.92, I° cpv.
c.p.c..

PQM

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia-Milano (Sez.III°),
definitivamente pronunciando sui ricorsi di cui in epigrafe, così statuisce:

1) DISPONE LA RIUNIONE dei ricorsi R.G. N.4457 del 2000 e R.G. n.4458 del
2000;

2)quanto al ricorso R.G. N.4457 del 2000: LO RIGETTA;

3)quanto al ricorso R.G. N.4458 del 2000: LO RIGETTA.

Dispone l'integrale compensazione delle spese e degli onorari del presente
giudizio, ai sensi dell'art.92, I° cpv. c.p.c.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.

Così deciso in MILANO, nella Camera di Consiglio del 28 novembre 2002