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Sicilia - Sez. Palermo - n. 1179 del 18/07/2003
Pubblico impiego - Giurisdizione e competenza - Concorsi pubblici

Giurisdizione e competenza - Pubblico impiego - Direttore amministrativo di ateneo - Bando di selezione pubblica per il conferimento di incarico triennale - Riferimento alla nomina a seguito di concorso pubblico per titoli - Nel caso in cui il bando contenga previsioni incompatibili con la nozione di pubblico concorso ex art. 63, co.4, D. lgs. n.165/2001 - Irrilevanza - Controversie - Sono relative al conferimento di incarichi dirigenziali e non alla materia delle procedure concorsuali - Giurisdizione amministrativa - Non sussiste - Giurisdizione del A.G.O. - Sussiste.

TAR SICILIA-PALERMO, SEZ. I - Sentenza 18 luglio 2003 n. 1179

Pres. ff. ed Est. Veneziano - **** (Avv.ti Calandra e Ingaglio La Vecchia) c. Università degli Studi di Palermo (Avv.ra Stato) e **** (Avv. Stallone) - (dichiara il difetto di giurisdizione del G.A.).

Esula dalla giurisdizione del G.A., per rientrare in quella dell’A.G.O. una controversia avente ad oggetto l’impugnazione di un bando di selezione pubblica (nella specie, per il conferimento dell’incarico di direttore amministrativo di Ateneo), nel caso in cui il bando, pur affermando letteralmente che la nomina deve essere effettuata "...dopo concorso pubblico, per titoli...", contenga tuttavia alcune previsioni assolutamente incompatibili con la tradizionale nozione di concorso pubblico per l’assunzione dei dipendenti delle PP.AA., ex art. 63, comma 4, D. Lgs. n. 165/2001, tali da far ritenere che si è al cospetto di una procedura per il conferimento di incarico dirigenziale (art. 19, co. 6, D. Lgs. n. 165/2001), di pacifica spettanza dell’ A.G.O., ex art. 63, co. 1, D. Lgs. n. 165/2001.

(omissis)

per l'annullamento

quanto al ricorso principale:

del D.R. n. 572 del 2.05.2002 di conferimento al controinteressato dell’incarico triennale di Direttore amministrativo dell’Ateneo;

della deliberazione del C.d.A. dell’Università del 26.03.2002 di designazione del controinteressato a Direttore amministrativo dell’Ateneo;

degli atti e dei verbali della procedura seguita per la scelta del Direttore amministrativo dell’Ateneo;

ove occorra, del bando pubblicato sulla G.U.R.I. n. 52 del 3.07.2001 per il conferimento dell’incarico triennale di Direttore amministrativo dell’Ateneo, nella parte nella quale prevede che la valutazione dei titoli degli aspiranti all’incarico sia effettuata dal C.d.A. dell’Università;

quanto al ricorso incidentale:

degli atti con i quali la apposita Commissione consiliare e il C.d.A.

dell’Università hanno ammesso il ricorrente alla procedura per il conferimento

dell’incarico triennale di Direttore amministrativo dell’Ateneo.

(omissis)

FATTO

Con ricorso notificato il 10.10.2002, e depositato il successivo 16.10., il ricorrente espone di avere partecipato alla procedura indetta con bando pubblicato sulla G.U.R.I. n. 52 del 3.07.2001 per il conferimento dell’incarico triennale di Direttore amministrativo dell’Ateneo palermitano e ne impugna i relativi atti, sino al decreto rettoriale di conferimento dell’incarico al controinteressato, lamentando che invece di porsi in essere una procedura concorsuale sia stata svolta una procedura di designazione del soggetto prescelto, senza alcuna valutazione comparativa tra i titoli posseduti dagli aspiranti.

Deduce le seguenti censure:

1) Violazione dell’art. 1 del bando, dell’art. 35 dello Statuto e dell’art. 35, co. 3, del D.Lgs. n. 165/2001; eccesso di potere: per essere stata concretamente realizzata - invece che la procedura concorsuale indetta e prescritta dalle norme statutarie e di legge - una procedura di scelta sostanzialmente "libera" tra gli aspiranti.

2) Violazione delle medesime norme e degli artt. 19 del D.Lgs. n. 165/2001 e 5 del bando; incompetenza, eccesso di potere e difetto di motivazione: per essere stata affidata la scelta del destinatario dell’incarico ad uno scrutinio a voto segreto, invece che ad una trasparente valutazione dei titoli prodotti dai partecipanti.

Si sono costituiti in giudizio sia l’amm.ne universitaria, deducendo il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo adito e l’infondatezza del gravame, che il controinteressato il quale, oltre a svolgere analoghe deduzioni difensive, ha proposto ricorso incidentale avverso l’ammissione del ricorrente alla procedura sotto il profilo del mancato svolgimento da parte di questi di funzioni dirigenziali, svolgimento asseritamente ritenuto requisito di partecipazione alla procedura stessa.

Alla camera di consiglio del 7.11.2002 l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato è stata rinviata per la trattazione congiunta con il merito, e non più riproposta.

Con memorie depositate in vista dell’udienza pubblica di discussione le parti hanno svolto ulteriori deduzioni difensive.

Alla pubblica udienza del 30.04.2003 i procuratori delle parti hanno insistito nelle rispettive conclusioni e chiesto porsi il ricorso in decisione.

DIRITTO

A. Il Collegio ritiene che il ricorso principale debba essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione, trattandosi di controversia relativa al conferimento di un incarico dirigenziale - devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario ai sensi dell’art. 63, co. 1, D.Lgs. n. 165/2001 - non rientrante tra le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo ex co. 4 del medesimo articolo.

In particolare, il Collegio rileva che - sebbene il bando di selezione pubblica per il conferimento dell’incarico triennale di Direttore amministrativo dell’Ateneo, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 52 del 3.07.2001, faccia riferimento all’art. 35, co. 3, dello Statuto dell’Ateneo e questo preveda che il direttore amministrativo possa essere nominato anche tra persone estranee all’amministrazione "dopo concorso pubblico, per titoli" - la procedura sostanzialmente indetta e concretamente posta in essere all’Università non possa in alcun modo essere qualificata quale "procedura concorsuale".

Ed invero, indipendentemente da una relativa incertezza in ordine ai requisiti di partecipazione ed ai titoli valutabili - profili abitualmente analiticamente regolamentati nei bandi di indizione di procedure concorsuali - il Collegio rileva che l’art. 5 del bando contiene due previsioni assolutamente incompatibili con la tradizionale nozione di pubblico concorso per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni:

- l’attribuzione della valutazione dei titoli ad un organo che non garantiva la prescritta qualificazione ed imparzialità nella valutazione dei titoli prodotti dai partecipanti;

- la facoltà del Rettore di non procedere alla nomina del soggetto designato dal C.d.A. e di richiedere una nuova proposta.

B. Con riferimento al primo profilo, osserva il Collegio che la Corte Costituzionale, con la pronunzia n. 453 del 15.10.1990, ha chiarito che la regola della necessità del pubblico concorso per l’accesso agli impieghi pubblici (necessità ribadita nella sentenza n. 1 del 4.01.1999) costituisce attuazione del principio di imparzialità della pubblica amministrazione e deve trovare concreta realizzazione attraverso modalità organizzative e procedurali ispirate esse stesse al rispetto rigoroso del medesimo principio, il quale in questa materia impone il perseguimento del solo interesse connesso alla scelta delle persone più idonee all'esercizio della funzione pubblica.

A tal proposito, la Corte Costituzionale ha individuato la necessità che il carattere esclusivamente tecnico del giudizio risulti salvaguardato da ogni rischio di deviazione verso interessi di parte o comunque diversi da quelli propri del concorso, il cui obbiettivo non può essere altro che la selezione dei candidati migliori, prescrivendo che, nella composizione delle commissioni, la presenza di tecnici o esperti - interni o esterni all'amministrazione, ma in ogni caso dotati di adeguati titoli di studio e professionali rispetto alle valutazioni da compiere - debba essere, se non esclusiva, quanto meno prevalente, tale da garantire scelte finali fondate sull'applicazione di parametri neutrali e determinate soltanto dalla valutazione delle attitudini e della preparazione dei candidati.

Se tali devono essere i requisiti dell’organo cui è demandata la valutazione dei partecipanti affinché si possa ritenere sostanzialmente rispettata la regola costituzionale dell’espletamento del pubblico concorso per l’accesso agli impieghi pubblici (art. 97, co. 3, Cost. ed oggi art. 35, co. 3, lett. e) D.Lgs. n. 165/2001), il Collegio ritiene cha la individuazione del C.d.A. dell’Università, operata dall’art. 5 del bando, escluda che si versi in una ipotesi di pubblico concorso per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo ex co. 4 dell’art. 63 del D.Lgs. n. 165/2001.

Ed invero, senza nulla volere togliere alla qualificazione personale e professionale dei componenti di tale organo, non risulta che fosse garantita una prevalente, se non esclusiva, presenza di "tecnici ed esperti" nella valutazione delle attitudini dirigenziali degli aspiranti all’incarico.

C. Con riferimento al secondo profilo, la facoltà del Rettore di non procedere alla nomina del soggetto designato dal C.d.A. e di richiedere una nuova proposta contrasta insanabilmente con il tradizionale principio (Cons. Stato, V. n. 1632/2001 e n. 1425/1998) secondo il quale l’amministrazione può negare l’assunzione del vincitore di un pubblico concorso tutte le volte che sia venuta meno la necessità o la convenienza della copertura del posto, in presenza di valide ragioni di pubblico interesse, e non anche per valutazioni attinenti al soggetto da assumere.

Anche l’attribuzione di detta facoltà direttamente correlata a valutazioni attinenti al soggetto designato dal C.d.A., operata dall’art. 5 del bando, induce ad escludere che si versi in una ipotesi di pubblico concorso per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo ex co. 4 dell’art. 63 del D.Lgs. n. 165/2001.
D. Ritiene, invece, il Collegio che l’Università - al di là della rilevata citazione dell’art. 35, co. 3, dello Statuto - abbia inteso indire una procedura per il conferimento dell’incarico di Direttore amministrativo improntata ad un forte tasso di discrezionalità nella scelta, secondo modalità operative espressamente previste nella più recente legislazione in tema di conferimento di incarichi dirigenziali (art. 19, co. 6, D.Lgs. n. 165/2001 e art. 15-ter, co. 2, D.Lgs. n. 502/1992).

Con particolare riferimento alle controversie relative al conferimento di incarichi dirigenziali di direzione di struttura complessa in ambito sanitario, il Collegio rileva per altro che la giurisprudenza, sia amministrativa che della Corte di cassazione, (CdS, V, nn. 1519 e 2609 del 2001; Cassazione SS.UU. n. 174/2001; TAR Sicilia, Palermo, sez. I n. 1778/2000) hanno ormai pacificamente affermato la spettanza delle relative controversie all’A.G.O. in virtù della esplicita previsione del co. 1 dell’art. 63 del D.Lgs. n. 165/2001 e dell’impossibilità di far rientrare i relativi procedimenti di scelta nel novero delle procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo ex co. 4 del medesimo articolo.

Né può esser attribuito alcun valore decisivo ai fini della qualificazione della procedura alla rilevata circostanza che il bando di selezione pubblica per il conferimento dell’incarico triennale di Direttore amministrativo dell’Ateneo, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 52 del 3.07.2001, faccia riferimento all’art. 35, co. 3, dello Statuto dell’Ateneo e questo preveda che il direttore amministrativo possa essere nominato anche tra persone estranee all’amministrazione "dopo concorso pubblico, per titoli".

Ed invero, costituisce principio giurisprudenziale pacifico (Cons. Stato, V Sez., 15 gennaio 1982 n. 5; TAR Sicilia, Catania, sez. I, n. 476/1990 e 2046/1996) che i provvedimenti amministrativi devono essere qualificati e valutati secondo la potestà in concreto esercitata dall'Amministrazione e non già secondo la connotazione formale da essi assunta, per cui il richiamo a norme di legge contenute nell'atto non può considerarsi decisivo ai fini della sua qualificazione, giacché tale citazione va disattesa allorché altri elementi formali e sostanziali desumibili dall'atto stesso indichino in modo univoco che si è voluto emanare un provvedimento diverso da quello previsto dalla norma citata.

Neppure assume rilievo ai fini della decisione assunta dal Collegio sulla giurisdizione la circostanza che sia stata impugnata, in via cautelativa, la clausola del bando che prevede che la valutazione dei titoli degli aspiranti all’incarico sia effettuata dal C.d.A. dell’Università.

Ed invero:

per un verso, detta impugnazione appare finalizzata ad inficiare le concrete valutazioni operate da detto organo e non a ricondurre la procedura indetta dall’Università al paradigma della procedura concorsuale;

per altro verso, ove si fosse voluto conseguire detto risultato essa avrebbe dovuto essere proposta tempestivamente ed in via diretta avverso il bando di selezione;

in ogni caso, non risulta censurata la ulteriore clausola - relativa alla facoltà del Rettore di non procedere alla nomina del soggetto designato dal C.d.A. e di richiedere una nuova proposta - dal Collegio ritenuta ostativa alla qualificazione quale procedura concorsuale del procedimento in concreto espletato.

E. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso principale consegue l’inammissibilità anche del ricorso incidentale, in quanto finalizzato a censurare atti della medesima procedura.

Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.

P. Q. M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione prima, dichiara inammissibile il ricorso principale e quello incidentale in epigrafe indicati.

Dispone la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.

Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 30 aprile 2003, con l'intervento dei Sigg.ri Magistrati:
- Salvatore Veneziano - Presidente, Estensore
- Nicola Maisano - Referendario
- Fabio Taormina - Referendario
Angelo Pirrone, Segretario.

Depositata in Segreteria il 18 luglio 2003.