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Lazio - Sez. II Bis - Sentenza n. 9200 del 29/10/2003
Pubblico impiego – Mansioni e funzioni – Mansioni superiori svolte

TAR LAZIO, SEZ. II BIS – sentenza 29 ottobre 2003 n. 9200 – Pres. ed Est. Giulia - **** c. Comune di **** – (previa riunione di due ricorsi, li respinge entrambi).

1. Pubblico impiego – Mansioni e funzioni – Mansioni superiori svolte – Prima dell’entrata in vigore dell’art. 15 del D.L.vo n. 387/1998 – Non erano di regola riconoscibili né sotto il profilo giuridico né sotto quello economico – Deroga a tale principio - Espressa previsione di una norma di settore – Necessità.

2. Pubblico impiego – Mansioni e funzioni – Mansioni superiori svolte – Dopo dell’entrata in vigore dell’art. 15 del D.L.vo n. 387/1998 – Sono di regola riconoscibili sotto il profilo economico.

1. Prima del D.l.vo 29 ottobre 1998, n. 387, le mansioni svolte dal pubblico dipendente, eventualmente superiori rispetto a quelle proprie della qualifica rivestita, erano di regola del tutto irrilevanti sia ai fini della progressione in carriera che ai fini retributivi, attesa la non assimilabilità del rapporto di pubblico impiego al rapporto di lavoro privato, l’indisponibilità degli interessi pubblici coinvolti e la necessità che i provvedimenti di nomina o di inquadramento siano conformi alla normativa legislativa e contrattuale in materia e che l’attribuzione delle mansioni e del relativo trattamento economico sia correlata a detti provvedimenti; questo principio, desumibile dal complesso delle norme che disciplinano lo stato giuridico ed economico dei pubblici dipendenti, poteva essere derogato solo ove una esplicita disposizione avesse conferito, eccezionalmente, rilievo alle mansioni effettivamente svolte, restando altrimenti esclusa la possibilità di attribuire la qualifica corrispondente alle mansioni superiori, ancorché "assegnate con atto formale su posto vacante e disponibile".

2. Dopo l’abrogazione dell’art. 57 del D.l.vo 3 febbraio 1993, n. 29, la cui operatività è stata più volte differita (da ultimo, con l’art. 9, comma 17, della legge 27 dicembre 1997, n. 449), l’art. 56 dello stesso decreto nel testo novellato dall’art. 25 del D.lvo n. 80 del 1998) ha introdotto il principio della retribuibilità dello svolgimento delle mansioni superiori solo a decorrere dalla data che verrà stabilità dai futuri contratti collettivi; tale disciplina è stata poi ulteriormente modificata, con il conseguente riconoscimento del diritto, dall’art. 15 del D.lvo 29.10.1998, n. 387, i cui effetti, peraltro, decorrendo dalla sua entrata in vigore, esulano dall’ambito temporale dell’attuale controversia, e non hanno, quindi, rilevanza in questa sede.

omissis

per il riconoscimento

del proprio diritto all’inquadramento nella sesta qualifica funzionale e a percepire il trattamento economico dovuto per lo svolgimento di mansioni superiori rispetto alla qualifica rivestita.

Visti i ricorsi con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Amministrazione resistente;

Vista la memoria prodotta dall’Amministrazione resistente;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla camera di consiglio del 16/10/2003 il Consigliere Dott. Patrizio Giulia;

Udito altresì l’avv. **** per il ricorrente, nessuno presente per l’amministrazione resistente;

Considerato, che la parte ricorrente chiede l’accertamento del proprio diritto ad essere inquadrato nella VI qualifica funzionale e a percepire la maggiore retribuzione corrispondente alle mansioni in concreto svolte, superiori a quelle proprie della qualifica rivestita (V q.f.).

Ritenuto che entrambi i ricorsi, di identico contenuto, possono essere riuniti e decisi con un' unica pronuncia e che gli stessi, essendo manifestamente infondati, possono essere decisi in forma semplificata, ai sensi dell’art. 9 della legge 21.7.2000, n. 205;

Considerato che:

la pretesa del ricorrente deve essere negativamente valutata, in base al più recente indirizzo giurisprudenziale in materia (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. IV, 10.11.1998, n. 1473; Ad. Plen. 23.2.2000, n. 11), secondo il quale le mansioni svolte dal pubblico dipendente, eventualmente superiori rispetto a quelle proprie della qualifica rivestita, sono di regola del tutto irrilevanti sia ai fini della progressione in carriera che ai fini retributivi, attesa la non assimilabilità del rapporto di pubblico impiego al rapporto di lavoro privato, l’indisponibilità degli interessi pubblici coinvolti e la necessità che i provvedimenti di nomina o di inquadramento siano conformi alla normativa legislativa e contrattuale in materia e che l’attribuzione delle mansioni e del relativo trattamento economico sia correlata a detti provvedimenti;

questo principio, desumibile dal complesso delle norme che disciplinano lo stato giuridico ed economico dei pubblici dipendenti, può essere derogato solo ove una esplicita disposizione conferisca, eccezionalmente, rilievo alle mansioni effettivamente svolte, restando altrimenti esclusa la possibilità di attribuire la qualifica corrispondente alle mansioni superiori, ancorché "assegnate con atto formale su posto vacante e disponibile" (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., 18.11.1999, n. 22);

successivamente all’abrogazione dell’art. 57 del D.lvo 3.2.1993, n. 29, la cui operatività era stata più volte differita (da ultimo, con l’art. 9, comma 17, della legge 27.12.1997, n. 449), l’art. 56 dello stesso decreto 8nel testo novellato dall’art. 25 del D.lvo n. 80 del 1998) ha introdotto il principio della retribuibilità dello svolgimento delle mansioni superiori solo a decorrere dalla data che verrà stabilità dai futuri contratti collettivi;

tale disciplina è stata poi ulteriormente modificata, con il conseguente riconoscimento del diritto, dall’art. 15 del D.lvo 29.10.1998, n. 387, i cui effetti, peraltro, decorrendo dalla sua entrata in vigore, esulano dall’ambito temporale dell’attuale controversia, e non hanno, quindi, rilevanza in questa sede (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen. n. 11/2000 cit.);

per le esposte considerazioni i ricorsi devono essere respinti, mentre, quanto alle spese di giudizio, si ritiene equo disporne la compensazione, dato il non univoco orientamento giurisprudenziale al momento della instaurazione della controversia.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione Seconda Bis, respinge i ricorsi, proposti come in epigrafe da ****.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma,addì 16/10/2003, in Camera di Consiglio con l’intervento dei Signori:
Patrizio Giulia Presidente, est.
Evasio Speranza Consigliere
Renzo Conti Consigliere

Depositata in segreteria in data 29 ottobre 2003.