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Sentenza n. 6673 del 28/10/2003
Concorso: rifiuto di sostenere la prova orale e impugnazione della graduatoria

Concorso: rifiuto di sostenere la prova orale e impugnazione della graduatoria
( Consiglio di Stato , sez. VI, sentenza 28.10.2003 n° 6673 )

Consiglio di Stato

Sezione VI

Sentenza 28 ottobre 2003, n. 6673

FATTO

1. Il dottor F.C., dipendente dell'ufficio del Garante per la radiodiffusione e l'editoria, ha chiesto all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di partecipare alla procedura selettiva per l'assunzione ai sensi della legge 31 luglio 1997, n. 249.

A seguito di alcune vicende che hanno riguardato la fase precedente allo svolgimento del colloquio, il direttore del dipartimento risorse umane e finanziarie dell'Autorità, con l'atto n. 17792 del 17 dicembre 1999, ha comunicato al dottor R. l'esito della procedura selettiva e il suo mancato inserimento nella graduatoria.

Col ricorso n. 1288 del 2000, proposto al TAR per il Lazio, il dottor R. ha impugnato tale nota, nonché la delibera del consiglio dell'Autorità n. 293 del 17 novembre 1999.

Con la sentenza n. 736 del 2001, il TAR ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando l'inammissibilità della impugnazione di una graduatoria da parte di chi non abbia svolto la prova orale.

2. Col ricorso n. 1130 del 2000 (proposto al TAR per il Lazio), il signor R. (unitamente ad altri colleghi) ha impugnato la delibera n. 293 del 17 novembre 1999, con cui il consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato le graduatorie del concorso bandito per la copertura dei posti di dirigente, funzionario, di personale esecutivo ed operativo.

Con la sentenza n. 5298 del 2002, il TAR:

- ha distinto le posizioni dei ricorrenti che non hanno partecipato al concorso da quelli che non hanno partecipato alle prove e da quelli che vi hanno partecipato senza risultare vincitori;

- ha dichiarato in parte inammissibili e in parte infondate le censure formulate dai ricorrenti che non hanno partecipato al concorso o che non hanno ultimato le prove;

- "in linea" con una precedente sentenza n. 3183 del 2001, ha in parte accolto (per le censure n. 4 e n. 6) il ricorso per la parte riguardante coloro che non sono risultati vincitori ed ha dichiarato il ricorso per le parti residue inammissibile e infondato.

La sentenza n. 5298 del 2002 è stata impugnata:

- con l'appello n. 8112 del 2002, dal dottor F.C.;

- con l'appello n. 9889 del 2002, dai signori ****.

Essi, tra l'altro, hanno dedotto che i provvedimenti da essi impugnati sono stati già annullati in sede giurisdizionale, con sentenze su cui si è formato il giudicato.

3. Nel corso dei giudizi, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si è costituita in giudizio, per resistere ai gravami.

Le parti appellanti hanno depositato memorie, con cui hanno insistito nelle formulate conclusioni.

4. La Sezione, con la decisione n. 3269 del 10 giugno 2003, ha disposto incombenti istruttori.

In data 1° agosto 2003, presso la Segreteria della Sezione sono stati depositati gli atti, in esecuzione della decisione interlocutoria.

Gli appellanti hanno depositato una memoria di replica alla relazione dell'Autorità.

All'udienza del 17 ottobre 2003 le cause sono state nuovamente trattenute in decisione.

DIRITTO

1. Con la deliberazione presidenziale del 31 luglio 1998, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha indetto le selezioni previste dall'art. 1, comma 20, della legge 31 luglio 1997, n. 249, per l'assunzione - nei limiti dei posti disponibili - di dirigente, di funzionario e di personale operativo ed esecutivo del personale già dipendente dall'Ufficio del Garante per l'editoria.

Gli odierni appellanti (con i ricorsi di primo grado nn. 1130 e 1288 del 2000, proposti al TAR per il Lazio) hanno impugnato la deliberazione n. 293 del 17 novembre 1999, con cui il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato le graduatorie finali delle selezioni.

In particolare, con il ricorso n. 1288 del 2000, il dott. F.C.:

- ha premesso di avere partecipato alla selezione per la copertura di 6 posti di dirigente;

- ha rilevato che non ha svolto la prova orale, dopo che ha ricusato la commissione esaminatrice - convocata per la medesima prova - sia perché illegittimamente costituita, sia per la specifica ricusazione del presidente della commissione.

Il ricorso n. 1130 del 2000 è stato proposto dal medesimo dott. R. e da altri ventisei dipendenti fuori ruolo e in servizio presso l'Autorità.

2. Il TAR per il Lazio, con la sentenza n. 736 del 2002, ha dichiarato inammissibile il ricorso n. 1130 del dott. R., rilevando il suo difetto di interesse perché "non ha partecipato sino alla fine della suddetta procedura".

Inoltre, con la sentenza n. 5298 del 2002, il TAR:

- ha "suddiviso" i singoli ricorrenti "tra coloro che non hanno partecipato ovvero non hanno portato a termine le prove concorsuali e coloro i quali pur avendo partecipato non sono risultati vincitori";

- ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da coloro che non hanno partecipato alla selezione o non hanno portato a termine le prove;

- ha accolto il ricorso proposto da coloro che hanno partecipato alla selezione, senza risultarne vincitori.

Tale accoglimento parziale è stato disposto perché - con la precedente sentenza n. 3183 del 2001 - il TAR ha annullato gli atti del medesimo procedimento, per la ravvisata illegittimità della composizione della commissione esaminatrice e per l'elaborazione di criteri di selezione del personale, diversi da quelli fissati dal bando.

3. Con gli appelli nn. 3459 e 8112 del 2002, il dott. R. ha impugnato la sentenza n. 736 del 2002 (che lo ha visto unico soccombente), nonché la sentenza n. 5298 del 2002 (per la parte che ha riguardato la sua soccombenza).

Con l'appello n. 9889 del 2002, sette degli altri originari ventisei ricorrenti (del giudizio n. 1130 del 2000) hanno impugnato a loro volta la sentenza n. 5298 del 2002.

4. Così ricostruite le complesse vicende che hanno condotto agli appelli in esame (già riuniti con la precedente decisione interlocutoria n. 3269 del 2002), ritiene la Sezione che vadano esaminati con priorità gli appelli proposti dal dott. R..

Egli ha dedotto che:

- le impugnate sentenze del TAR non avrebbero dovuto dichiarare inammissibile il suo ricorso individuale n. 1288 del 2000 e (in parte qua) il ricorso n. 1130 del 2000 proposto collettivamente, poiché egli ha partecipato al concorso e si è presentato alla prova orale (anche se in concreto non l'ha svolta, dopo la proposizione di istanze di ricusazione sia nei confronti della commissione nel suo complesso, sia nei confronti del presidente della commissione);

- con alcune sentenze su cui si è già formato il giudicato, sono stati annullati gli atti del procedimento selettivo e, in particolare, la delibera che ha nominato la commissione esaminatrice e la delibera n. 293 del 1999, che ha approvato le graduatorie;

- le statuizioni su cui si è formato il giudicato rilevano nel presente giudizio e comportano che anche nei suoi confronti va rinnovato il procedimento.

5. Ritiene la Sezione che tali censure siano fondate e vadano accolte.

5.1. Per quanto riguarda l'ammissibilità delle censure di primo grado del dott. R., con riferimento alla sua specifica posizione non può condividersi l'applicazione che il TAR ha operato del principio per il quale è inammissibile il ricorso giurisdizionale proposto avverso una graduatoria concorsuale, da parte del candidato che non abbia partecipato alle prove orali.

Tale principio (di per sé condivisibile e affermato dalla risalente giurisprudenza di questo Consiglio) non è applicabile quando, come nella specie, il candidato abbia chiesto di partecipare al concorso e sia stato ammesso alle prove orali, ma poi - senza disinteressarsene - sia pure "a suo rischio e pericolo" abbia ritenuto di non svolgerle in ragione della illegittimità della composizione esaminatrice, tempestivamente dedotta dapprima in sede amministrativa e poi in sede di impugnazione avverso la graduatoria finale e gli atti precedenti.

In tal caso, il candidato (nel manifestare un personale e perdurante interesse al procedimento ed alla sua legittimità, con l'originaria domanda di partecipazione e la dichiarazione di non svolgere la prova orale per l'illegittima composizione della commissione) è senz'altro legittimato ad impugnare l'atto di nomina dei suoi componenti, che lo ha determinato a comunicare all'Amministrazione la sua scelta.

Inoltre, il suo interesse a formulare le censure sulla legittimità della composizione diventa attuale quando termina il procedimento, col provvedimento che approva la graduatoria finale e rispetto al quale si manifestano le posizioni dei controinteressati.

Nella specie, il dott. R.:

- con un'istanza scritta di ricusazione di data 30 settembre 1999, aveva - tra l'altro - richiamato un suo precedente ricorso specificamente rivolto avverso la composizione della commissione esaminatrice;

- si è presentato alla commissione in pari data, nel giorno fissato per lo svolgimento della prova orale, insistendo nella domanda di ricusazione del presidente della commissione e "richiamando... le rimostranze" già formulate con l'istanza scritta e l'ancora precedente ricorso;

- col ricorso di primo grado n. 1288 del 2000 (rivolto avverso la graduatoria e il presupposto atto di nomina della commissione), ha pertanto ritualmente formulato il sesto motivo (reiterato in questa sede a p. 18 del gravame), fondato sulla medesima ragione già più volte in precedenza dedotta e cioè sulla violazione dell'art. 36, terzo comma, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

5.2. Ravvisata l'ammissibilità delle censure di primo grado, osserva la Sezione che - nel corso del giudizio - gli atti impugnati sono stati già annullati dal giudice amministrativo, con statuizioni (su cui si è formato il giudicato) rese in accoglimento di censure pressoché identiche a quelle proposte in questa sede, sulla violazione del richiamato art. 36, terzo comma.

Infatti, risulta dalla documentazione acquisita che il TAR per il Lazio:

- con la sentenza n. 3183 del 2001 (gravata dall'Amministrazione con l'appello n. 10153 del 2001, che non risulta ancora deciso), ha annullato gli atti del procedimento, ravvisandone l'illegittimità sia per l'illegittima composizione della commissione esaminatrice, sia per la modifica dei criteri di selezione, avvenuta dopo la pubblicazione del bando della selezione;

- con cinque successive sentenze (n. 6789 del 2001 e nn. 5293, 5297, 5300 e 5398 del 2002, su cui si è formato incontestabilmente il giudicato, come ha rilevato l'Autorità nella sua relazione istruttoria) ha integralmente richiamato le statuizioni della precedente sentenza n. 3183 del 2001 ed ha annullato gli atti impugnati anche con riferimento ai ricorrenti in quelle sedi.

Nel presente giudizio, è dunque decisivo rilevare come gli atti impugnati dal dott. R. siano stati già annullati, in ragione della constatata violazione del medesimo art. 36, terzo comma (poiché tre dei cinque componenti della commissione sono stati scelti tra i componenti dell'organo di direzione politica dell'Autorità).

Sotto tale aspetto, va considerata irrilevante la questione sollevata dall'Autorità nella medesima relazione istruttoria (secondo la quale per il procedimento selettivo in questione non sarebbe applicabile lo stesso art. 36, terzo comma), poiché in questa sede:

- non può essere verificata - tanto meno in via incidentale - l'ipotizzata legittimità di provvedimenti ormai già annullati in sede giurisdizionale (con efficacia di giudicato);

- si tratta unicamente di constatare come il dott. R. non possa essere considerato "rinunziante" al procedimento e, dunque, possa anch'egli avvalersi del già disposto annullamento degli atti impugnati (ai fini della rinnovazione del procedimento).

In tali limiti, vanno pertanto accolti i gravami nn. 3459 e 8112 del 2002 (col corrispondente accoglimento dei ricorsi di primo grado del dott. R.).

6. Passando all'esame della posizione degli altri appellanti nel giudizio n. 9889 del 2002 e al corrispondente ricorso cumulativo di primo grado n. 1130 del 2002, in considerazione del contenuto della gravata sentenza n. 5298 del 2002 e in via preliminare osserva la Sezione che:

- quando è proposto un ricorso cumulativo di legittimità, vi è l'onere di ciascun ricorrente di dimostrare come la sua situazione sia sostanzialmente coincidente o assimilabile a quella degli altri ricorrenti (ovvero in quale misura diverga), al fine di determinare con chiarezza l'oggetto del giudizio e di consentire la verifica se sussista l'interesse personale alla definizione della lite;

- qualora dalle deduzioni delle parti e dalla documentazione acquisita non risultino elementi tali da definire le singole e diverse posizioni individuali, il ricorso va dichiarato inammissibile nella sua interezza, poiché la sentenza del TAR non può enunciare principi astratti senza destinatari determinati, ma deve prendere in considerazione le specifiche posizioni individuali, con analitiche statuizioni in ordine alle questioni preliminari di carattere processuale, alla fondatezza delle censure e alle spese ed agli onorari del giudizio;

- qualora solo alcuni ricorrenti comprovino la loro legittimazione a ricorrere, il T.A.R. non può limitarsi ad indicare il criterio sulla base del quale vanno individuati i soggetti da considerare legittimati all'impugnativa, ma deve indicare nominativamente i soggetti che considera legittimati, indicando distintamente coloro la cui impugnazione va dichiarata inammissibile (Sez. V, 4 novembre 1994, n. 1257).

Solo in tal modo, infatti, si può dare luogo ad una compiuta ricostruzione dell'oggetto del giudizio, delle statuizioni del giudice di primo grado, degli obblighi di esecuzione dell'Autorità amministrativa e dell'oggetto dell'eventuale giudizio di secondo grado o di ottemperanza:

6.1. Ciò premesso, nella specie l'impugnata sentenza n. 5298 del 2002:

- ha "suddiviso" gli originari 27 ricorrenti - compreso il dott. R. - "tra coloro che non hanno partecipato ovvero non hanno portato a termine le prove concorsuali e coloro i quali pur avendo partecipato non sono risultati vincitori";

- ha accolto il ricorso (con una statuizione non impugnata) con riferimento agli originari ricorrenti che abbiano partecipato alla selezione (non individuati nominativamente ed estranei alla presente fase del giudizio);

- ha dichiarato inammissibile il ricorso, come proposto sia da coloro che "non hanno partecipato" alla selezione, sia da coloro che "pur non avendo partecipato non sono risultati vincitori".

In tal modo, il TAR - anche in ragione della mancata determinazione delle singole posizioni nel ricorso originario - ha dichiarato inammissibile il ricorso di primo grado dei sette appellanti, senza specificare se essi abbiano o meno partecipato al concorso.

6.2. La specifica posizione individuale dei medesimi sette appellanti neppure può essere ricostruita in base al gravame o alla relazione esplicativa trasmessa dall'Autorità in esecuzione della decisione interlocutoria n. 3269 del 2003.

Infatti, il gravame n. 5298 del 2002 si è particolarmente soffermato sull'avvenuto annullamento degli atti di gara da parte del TAR per il Lazio con le sentenze sopra richiamate al punto 5.2., ma non ha fornito specifici elementi tali da chiarire se i sette appellanti abbiano presentato la domanda per partecipare alla selezione e per ricoprire specifiche qualifiche, ovvero se non si siano presentati alla prova orale o alla fase del procedimento costituita dai test o ancora se abbiano a suo tempo formulato una riserva di impugnare successivamente gli atti delle selezioni.

Similmente, anche dalla relazione trasmessa dall'Autorità (e acquisita in data 1° agosto 2003) non risultano specifici elementi sulle loro posizioni e sulla effettiva proposizione delle domande (a differenza di quanto l'Autorità ha rilevato a proposito del dott. R.).

Infine, anche dalla lettura delle graduatorie (approvate con la delibera del consiglio dell'Autorità n. 293 del 17 novembre 1999) non si evince che essi - neppure menzionati - siano stati ammessi alle prove orali o che vi abbiano rinunciato, ovvero abbiano formulato una riserva di impugnazione.

6.3. In base a tutti tali elementi, ritiene conclusivamente la Sezione che:

- nel gravame non vi è stata una chiara, univoca e comprovata contestazione delle statuizioni del TAR, sulla inammissibilità delle censure di primo grado dei sette appellanti, per l'assenza di un'analitica esposizione delle loro specifiche posizioni in punto di fatto;

- anche a volere ritenere che le complessive deduzioni degli appellanti vadano intese come contestazioni delle medesime statuizioni, dall'esame della ponderosa documentazione acquisita non sono emersi elementi tali da chiarire in questa sede le specifiche situazioni di ciascun appellante e l'ammissibilità delle relative doglianze di primo grado e reiterate in queste sede.

La conferma delle statuizioni del TAR sulla originaria inammissibilità delle censure degli appellanti comporta l'irrilevanza delle vicende che hanno condotto all'annullamento degli atti del procedimento e preclude che anche in loro favore possa essere statuito l'obbligo dell'Autorità di rinnovare le selezioni.

7. Per le ragioni che precedono, gli appelli nn. 3459 e 8112 del 2002 vanno accolti e vanno accolti i ricorsi di primo grado come proposti dal dott. R., nei sensi sopra precisati, mentre va respinto l'appello n. 9889 del 2002, con la conferma delle relative statuizioni di inammissibilità del ricorso di primo grado.

Sussistono giusti motivi per compensare tra tutte le parti le spese e gli onorari dei due gradi del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), rilevata la già disposta riunione degli appelli in epigrafe:

- accoglie gli appelli nn. 3459 e 8112 del 2002, nei sensi precisati in motivazione;

- respinge l'appello n. 9889 del 2002.

Compensa tra tutte le parti le spese e gli onorari dei due gradi del giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa.