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La risposta del segretario milanese al collega Marchetti di Roma

Caro Marchetti,

ho letto la tua personale risposta al documento a firma dei Segg. Generali del Silpol, Siapol, Ospol e Supm del 20/12 u.s. nel quale si è dolorosamente sancito, con l’ estromissione dal movimento dei sindacati di categoria del nuovo Sulpm, la fine del percorso unitario. Innanzitutto vorrei dirti di non scrivere cose inesatte del tipo “il Sulpm di Mastino è confluito all’ interno del C.S.A.” poiché non è affatto vero,così come si rileva dalla dichiarazione sottoscritta dal Coordinatore Nazionale C.S.A. da me inviata per conoscenza alla tua O.S. in data 11/11/03 . In secondo luogo ti diffido dall’ingenerare il sospetto che i cosi detti “sindacatini”, che peraltro assieme annoverano un numero di associati probabilmente superiore al nuovo Sulpm ,siano gestiti per soli fini di bottega .Questa, a mio avviso, è una calunnia bella e buona che ti potevi risparmiare in quanto non hai la minima idea dei sacrifici, anche di natura economica, che quotidianamente, a tuo dire,”i padroni degli orticelli” devono affrontare onde perseguire i sacrosanti obiettivi della nostra Categoria.

Ti vorrei ricordare altresì che ad oggi sono ben quattro i convegni organizzati dal movimento e che il nuovo Sulpm non ha mai contribuito alla buona riuscita degli stessi, né sotto l’aspetto finanziario né sotto quello organizzativo.

Fatta questa dovuta premessa vorrei entrare nel merito dello strappo che si è verificato all’interno del movimento sottolineando che il più amareggiato sono io per questa imprevista e dolorosa contrapposizione che, in questa fase, non aiuta in alcun modo la Categoria e che ha creato solamente sconcerto tra i nostri colleghi. Tutto nasce, dalla spaccatura che si è verificata all’Ospol di Roma, dove due ex dirigenti sindacali di quest’ultima O.S. sono trasmigrati al nuovo Sulpm. Se non ci fosse stato il patto tra galantuomini stipulato tra tutti i segretari generali al momento dell’ingresso nel movimento di Mascella & compagni che sanciva, di fatto, la non ingerenza e l’armistizio della guerra delle tessere tra tutte le O.O.S.S. di Categoria, il passaggio di cui sopra sarebbe stato, nella logica sindacale, un fatto fisiologico. Invece questa decisione ha fatto venir meno la reciproca fiducia, elemento essenziale per continuare il percorso unitario. Questa è la verità del disastro che si sta delineando per la Categoria, frutto di scelte sbagliate nelle quali tu dichiari di aver avuto un ruolo attivo. Un pugno di tessere, che forse non vi salveranno dall’inevitabile destino, sono state il prezzo del fallimento di un nuovo soggetto sindacale di Categoria degno delle aspettative dei nostri colleghi. Mi fa specie, inoltre, constatare che il nuovo Sulpm sia divenuto un sindacato anarcoide dove la mano destra non sa, o forse non vuol sapere, cosa fa la sinistra. Questi sono i motivi del nostro, al momento, insanabile contenzioso e non i supposti privilegi dei responsabili sindacali del Siapol del Silpol dell’Ospol e del Supm i quali, a breve, daranno vita ad una nuova unione sindacale, vera alternativa alla politica egemone e prevaricatrice del nuovo Sulpm che ad onor del vero assomiglia in alcuni aspetti a quello di mastiniana memoria.

Ti saluto, augurandomi che ti  possa adoperare con la tua dirigenza affinché siano accantonate le logiche assolutiste e, nel solo interesse della Categoria, non si chiuda del tutto la porta del dialogo.      

 

Milano 03 gennaio 2004

 

                                                                         Daniele Vincini

                                                                segretario d'ente di  Milano