Si.A.Po.L.
   Chi Siamo

   Segreteria generale

   Strutture regionali

   Statuto

   Modulo di iscrizione

   Concorsi

   Siti utili

Servizi
   Comunicati

   Circolari

   Contratti

   Convenzioni

   L'Opinione

   Leggi

   Rassegna Stampa

   Professionale

   Quaderno Sindacale

   Sentenze Consiglio di Stato

   Sentenze Corte Costituzionale

   Sentenze Corte di Cassazione

   Sentenze TAR e Corte Conti

   Sentenze Tribunale

   Ultime notizie

Home  E-Mail  Download Acrobat   Come raggiungerci

Decisione n. 9277 del 31/12/2003
Mansioni superiori - presupposti

N. 9277/03 REG.DEC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale

Sezione Quinta

ha pronunciato la seguente

DECISIONE

Sul ricorso n. 4520/1999 R.G. proposto da ****, rappresentato e difeso dall’Avv. ****, elettivamente domiciliato presso ****,

CONTRO

- U.S.l. Roma 12, già U.S.l. Roma 19, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. ****, elettivamente domiciliata presso ****,

PER L'ANNULLAMENTO

Della sentenza resa dal T.A.R. per il Lazio, sezione Prima bis, n. 1388/98, pubblicata in data 5 maggio 1998.

Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Nominato relatore alla pubblica udienza dell’11.7.2003 il Consigliere Michele Corradino;

Nessuno è comparso per le parti;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O

Con sentenza n. 1388 del 5 maggio 1998 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima bis, ha accolto parzialmente il ricorso con il quale il dott. ****, aiuto medico di ruolo presso l’ospedale S. Filippo Neri di Roma, essendo stato preposto, a decorrere dal novembre del 1980, in qualità di responsabile, al Servizio di astanteria, ed avendo diretto, altresì, il Servizio Accettazione dal 1991 al 1992, chiedeva il riconoscimento della qualifica di aiuto capo servizio e del relativo trattamento economico, oltre interessi e rivalutazione. In particolare, il T.A.R. riteneva fondata la pretesa al riconoscimento della qualifica, per ogni rilevanza solo di ordine morale, di dignità professionale e per eventuali futuri sviluppi di carriera, ma non quella relativa alle differenze retributive.

Avverso la predetta decisione proponeva rituale appello ****, assumendo, nel merito, l’erroneità della sentenza.

Si è costituita, per resistere all’appello, L’U.S.L. Roma 12.

Con memoria depositata in vista dell'udienza l’appellante ha insistito nelle proprie conclusioni.

Alla pubblica udienza dell’11.7.2003 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione, come da verbale.

D I R I T T O

1. L’appello è infondato.

Va preliminarmente affrontata l’eccezione di inammissibilità con cui la resistente lamenta il proprio difetto di legittimazione passiva in quanto ai sensi della l. 23 dicembre 1994 n. 724, in seguito alla soppressione delle U.S.L. ed alla istituzione delle Aziende Sanitarie Locali, ai rapporti obbligatori delle predette U.S.L. sono succedute le Regioni, in questo caso la Regione Lazio.

L’eccezione è infondata.

La giurisprudenza di questa Sezione, infatti, ha stabilito in proposito che le controversie amministrative, aventi ad oggetto le pretese patrimoniali del sanitario delle Usl per l'ottenimento delle differenze retributive spettanti in caso di svolgimento di mansioni superiori, concernono vicende nelle quali la regione non ha alcuna legittimazione passiva, perchè su di esse tale ente non ha alcuna competenza amministrativa ed è perciò superflua la sua intimazione come p.a. resistente nelle controversie stesse (cfr. Cons. Stato, Sez.V, 12/10/1995, n.1412).

Nel merito l’appello è infondato.

Il dott. **** lamenta la mancata applicazione alla fattispecie di quanto disposto dal comma secondo dell’art. 29 del D.P.R. 761/79, interpretato nel senso che lo svolgimento di mansioni superiori oltre il limite temporale di sessanta giorni dà diritto al corrispondente trattamento economico, ritenendo errate le argomentazioni del T.A.R., che considerano l’esercizio delle mansioni apicali solo come una particolare modalità di svolgimento della qualifica di aiuto.

La censura non merita accoglimento.

La giurisprudenza di questa Sezione si è già espressa nel senso che gli aiuti medici preposti ad una sezione autonoma di specialità, dopo l’entrata in vigore del D.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, che ha cristallizzato le qualifiche funzionali dei medici in quelle tipiche di primario, aiuto e assistente, non assumono una posizione equiparabile a quella primariale né ai fini giuridici né ai fini economici (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 9 luglio 1994, n. 741).

Infatti, l’equiparazione degli aiuti capi di servizio autonomo ai primari, stabilito con una norma transitoria dal D.P.R. 761 cit., ha esaurito i propri effetti in sede di prima applicazione, non potendo trovare rilevanza in un sistema basato su qualifiche funzionali il cui svolgimento è consentito solo previo superamento di apposito concorso. Ne deriva che, mentre la qualifica di aiuto capo di sezione ospedaliera autonoma, prevista dall'art. 9 D.P.R. 27 marzo 1969 n. 128, identificava, prima dell'entrata in vigore del d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, una posizione di livello funzionale e retributivo superiore a quello dell'aiuto ma inferiore a quella del primario, dopo l'istituzione dei S.s.n. la qualifica anzidetta non individua più una categoria nell'ambito del personale ospedaliero ed è venuta meno anche la differenziazione retributiva rispetto al relativo trattamento, tanto che il suo conseguimento risponde solo ad un interesse morale e professionale del sanitario, dando risalto alle specialità della funzione in riferimento a quelle ordinariamente svolte dagli aiuti e per l'influenza che ne può derivare ai fini della progressione in carriera (cfr. Cons. Stato, Sez.V, 23 febbraio 2000, n. 944; Cons. Stato, Sez.V, 13 marzo 2000, n. 1312).

In proposito, si segnala il medesimo orientamento del Dipartimento della Funzione Pubblica che, con circolare n. 28455 del 22 maggio 1989, evidenzia che l’Aiuto Capo Sezione o Servizio Autonomo non costituisce una qualifica intermedia tra primario e Aiuto, ma piuttosto una funzione, per lo svolgimento della quale è stata prevista la corresponsione di una particolare indennità fino al 31.12.82.

Va, pertanto, condiviso l’orientamento del giudice di primo grado che, non potendo riconoscere alcuna differenza economica per l’esercizio della qualifica di capo servizio, ha definito tale attività come attributiva di una funzione speciale rispetto ai compiti della categoria di appartenenza, rilevante, comunque, ai fini di un interesse morale e professionale del sanitario.

2. In base alle superiori considerazioni, ed assorbito quant’altro, il ricorso in appello va rigettato.

3. Sussistono, comunque, giusti motivi per compensare le spese tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione V) rigetta l’appello in epigrafe.

Compensa le spese di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio dell’11.7.2003, con l'intervento dei sigg.ri

Agostino Elefante                             Presidente,

Giuseppe Farina                               Consigliere,

Claudio Marchitiello                           Consigliere,

Aniello Cerreto                                 Consigliere,

Michele Corradino                             Consigliere estensore.

 

 

L'ESTENSORE                                                    IL PRESIDENTE

f.to Michele Corradino                                         f.to Agostino Elefante

 

 

IL SEGRETARIO

f.to Luciana Franchini

 

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 31 DICEMBRE 2003

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

 

IL  DIRIGENTE

f.to Antonio Natale