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Alle Regioni la potestà sulla Polizia Locale

(AGI) - Roma, 25 marzo 2004

L'aula di Palazzo Madama ha approvato l'articolo 33 del ddl di riforma costituzionale che affida alle Regioni "potesta' legislativa esclusiva" in tema di scuola, sanita' e polizia locale.
L'articolo sostituisce il quarto comma dell'articolo 117 della Costituzione e prevede che "spetta alle Regioni la potesta' legislativa esclusiva nelle seguenti materie; assistenza e organizzazione sanitaria; organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche; la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; polizia locale e ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato". Inoltre, e' previsto che le disposizioni si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano "esclusivamente ove prevedano forme di autonomia piu' ampie rispetto a quelle di cui esse gia' dispongono, secondo i rispettivi statuti di autonomia e le relative norme di attuazione". L'articolo prevede, infine, che il primo comma dell'articolo 117 della Costituzione sia sostituito dal seguente: "La potesta' legislativa e' esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonche' dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario".

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Roma - Riforma Costituzione passa nel primo voto al Senato 

(www.reuters.com ) di Roberto Landucci

Il Senato ha approvato oggi (25/03/2004) in prima lettura la riforma della Costituzione, che dà più poteri alle Regioni e al presidente del Consiglio, in un voto che la Lega Nord aveva ritenuto pregiudiziale per la sua permanenza al governo.

Il ddl è passato con 156 voti a favore, 110 voti contrari e un astenuto, tre le proteste dell'opposizione per cui il provvedimento rischia di spaccare l'unità del Paese.

La riforma costituzionale, che per i leghisti è sempre stata la ragione principale di permanenza nel governo, dove passare ora altri tre voti parlamentari, al termine dei quali il centrosinistra ha già detto che ricorrerà al referendum popolare come ultima barriera.

"La legge dà slancio al federalismo con un ruolo maggiore per le Regioni, contemperato da nuovi e più ampi poteri per il primo ministro e assegna al Presidente della Repubblica un rinnovato ruolo di garanzia", ha commentato oggi il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, l'unico membro non leghista dell'esecutivo presente oggi al Senato. "Il risultato raggiunto è straordinariamente positivo".

Tra i banchi riservati al governo nell'aula di Palazzo Madama sedevano oggi accanto a La Loggia il ministro del Lavoro Roberto Maroni e il Guardasigilli Roberto Castelli, entrambi del Carroccio.

Il leader leghista e ministro delle Riforme Umberto Bossi, ancora ricoverato a Varese in seguito ad un attacco di cuore l'11 marzo scorso, aveva più volte avvertito che se il ddl non fosse stato varato entro la fine del mese, i leghisti sarebbero usciti dalla coalizione.

"E' una legge ampiamente condivisa da tutta la Casa delle libertà", ha detto Castelli dopo il voto, ricordando che l'assenza del premier Silvio Berlusconi e di altri ministri era dovuta ad impegni europei.

"E' una legge fatta per accontentare una forza politica, la Lega Nord, di cui la Casa della Libertà e tutta l'Italia ha subito il ricatto", ha detto in aula il capogruppo dei Ds al Senato Gavino Angius.

La riforma della Costituzione approvata oggi è stata più volte modificata negli ultimi sei mesi dal centrodestra, nel tentativo di trovare un equilibrio tra posizioni diverse.

Il ddl riduce il numero dei parlamentari, istituisce un Senato con base regionale, eletto in contemporanea ai consigli regionali, e attribuisce alle Regioni poteri esclusivi in materia di organizzazione sanitaria, scuola e polizia locale.

La Camera dei deputati invece avrà una relazione più diretta con l'esecutivo, in quanto può votarne la sfiducia, determinando automaticamente il suo scioglimento.

Sul fronte del governo, il ddl attribuisce al capo del governo -- che deve essere il leader della coalizione vincente alle elezioni --, il potere di nominare e revocare i ministri, oltre a quello di sciogliere la Camera dei deputati, quando una legge che lui ritiene prioritaria viene bocciata dall'assemblea.

A quest'ultima decisione però i deputati della maggioranza -- soltanto loro -- possono opporsi, indicando un nuovo premier. Non saranno permessi cambi di alleanze di governo nel corso della legislatura, che durerà cinque anni.

La Corte costituzionale dovrebbe avere, secondo il ddl, una forte connotazione regionale, in quanto sette dei suoi 15 membri saranno nominati dal Senato integrato dai presidenti delle Regioni. Il Capo dello Stato ne nomina quattro, altrettanti la magistratura.

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