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TAR Lazio – Sez. II ter - Sentenza n. 3212 del 07/04/2004
Natura dei provvedimenti di trasferimento dei dipendenti pubblici per incompatibilità ambientale

Natura dei provvedimenti di trasferimento dei dipendenti pubblici per incompatibilità ambientale e necessità che essi siano preceduti da apposito avviso di inizio del procedimento agli interessati

TAR Lazio – Sez. II ter - Sentenza n. 3212 del 07/04/2004

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio

 

Sede di Roma, Sez. II ter

 

 

composto dai signori magistrati:

 

Roberto Scognamiglio                   Presidente

 

Paolo Restaino                            Consigliere correl.

 

Silvia Martino                             Primo Referendario rel.

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

sul ricorso n. 8822/2003 proposto da ****, rappresentato e difeso dall’avv. **** ed elettivamente

 

domiciliato in  Roma presso la Segreteria del T.a.r.

 

CONTRO

 

- Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, in persona del Ministro p.t.,  rappresentato e

 

difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma alla via dei Portoghesi n. 12

 

per l’annullamento

 

del provvedimento del 3.7.2003, n. 690, con il quale la Direzione generale delle Risorse Forestali,

 

Montane e Idriche, decretava che l’isp. capo ****, in servizio presso il Coordinamento provinciale di

 

Rieti, venisse trasferito per incompatibilità ambientale presso il Coordinamento di Terni, con

 

decorrenza 7.7.2003, al fine di prevenire l’inquinamento di ulteriori accertamenti del servizio ispettivo.

 

Visto il ricorso con i relativi allegati;

 

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione resistente  a mezzo dell’Avvocatura dello

 

Stato;

 

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

 

Visti gli atti tutti di causa;

 

Data per letta alla pubblica udienza del 9.2.2004 la relazione del dr. Silvia Martino e uditi altresì l’avv.

 

**** e l’avv. dello Stato Tortora per le parti rispettivamente rappresentate;

 

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

 

FATTO e DIRITTO

 

1.       Il ricorrente, ispettore capo del Corpo Forestale dello Stato, è stato trasferito, per motivi di

 

incompatibilità ambientale, dal Coordinamento provinciale di Rieti a quello di Terni. Il provvedimento è

 

stato adottato parallelamente allo svolgimento di accertamenti preliminari avviati dal Servizio

 

Ispettivo Centro di Roma, a seguito di un esposto anonimo, con il quale si denunciava che il ****

 

avrebbe percepito retribuzioni per prestazioni di lavoro straordinario e buoni pasto non dovuti,

 

mediante l’alterazione e falsificazione dei fogli di presenza giornalieri.

 

Avverso il provvedimento in epigrafe deduce: 1) Eccesso di potere per difetto di istruttoria,

 

infondatezza delle contestazioni, travisamento dei fatti, ininfluenza degli stessi e altro:  l’indagine

 

avviata, asserisce il ricorrente, è solo il frutto di un castello accusatorio e di un quadro probatorio

 

precostituito. Il Servizio Ispettivo si è basato unicamente sulle fotocopie dei fogli di presenza,

 

evidentemente fornite da una “coalizione di subalterni”, successivamente rivelatisi come i denuncianti,

 

e non ha proceduto all’audizione non solo di altri colleghi del ricorrente ma soprattutto del

 

Coordinatore provinciale, suo diretto superiore. E’ poi lo stesso  provvedimento impugnato, ove si

 

consideri la stima della quale l’isp. **** ha sempre goduto, a ledere, semmai, il prestigio del Corpo, e

 

non già la sua permanenza presso la sede di Rieti; 2) Violazione di legge: il provvedimento, che incide

 

gravemente sulla sfera, morale e materiale del ricorrente, è stato adottato ex abrupto, senza

 

preventivamente comunicare l’avvio del relativo procedimento.

 

Resiste il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

 

Con ordinanza n. 4978/2003 è stata accordata la tutela cautelare, ordinando all’Amministrazione,

 

nelle more della decisione di merito, di riesaminare l’atto impugnato e di valutare la possibilità di

 

trasferire il ricorrente ad altro ufficio nell’ambito del Coordinamento provinciale di Rieti.

 

All’udienza del 9.2.2004, il ricorso infine è stato trattenuto per la decisione.

 

2.     Il ricorso è fondato.

 

In particolare, assume carattere assorbente la violazione delle garanzie procedimentali.

 

Ricorda il Collegio che la finalità del trasferimento di un dipendente  pubblico per incompatibilità

 

ambientale è quella di ripristinare il corretto e sereno funzionamento dell’ufficio restituendo allo stesso

 

il prestigio, l’autorevolezza o l’immagine perduti. Il trasferimento per incompatibilità, infatti, non ha

 

carattere sanzionatorio né postula un comportamento contrario ai doveri di ufficio, non ha, quindi,

 

natura disciplinare, essendo subordinato ad una valutazione ampiamente discrezionale dei fatti, che

 

possa far ritenere nociva  per il prestigio, il decoro e la funzionalità dell’ufficio l’ulteriore permanenza

 

del dipendente in una determinata sede. In definitiva, non rileva tanto la responsabilità del soggetto i

 

cui comportamenti hanno originato la situazione che incide negativamente sull’andamento complessivo

 

dell'ufficio, quanto la sussistenza di uno o più episodi tali da compromettere il servizio stesso (C.S.,

 

IV, n. 2970/2003).

 

Il trasferimento per incompatibilità ambientale è in genere caratterizzato da ampia discrezionalità in

 

quanto in definitiva attiene all’organizzazione stessa della p.a. e alla necessità di assicurare la

 

regolarità e continuità dell’azione amministrativa. Ciononostante, tale ampia discrezionalità non

 

esclude l’applicazione dell’art. 7 della L. n. 241/90 (cfr. da ultimo, T.a.r. Lazio, sez. II – ter, n.

 

7439/2003). Il Collegio non ignora che proprio rispetto ai trasferimenti per incompatibilità ambientale,

 

si riscontra un più rigoroso orientamento secondo cui non sussisterebbe la possibilità, né sul piano

 

della logica né sotto il profilo di esigenze garantistiche, di un coinvolgimento dell’interessato ai sensi

 

dell’art. 7, L. n. 241 del 1990 nella determinazione che l’Amministrazione deve assumere, atteso che in

 

tale situazione le circostanze oggettive, pur riferibili al funzionario interessato, prescindono da ipotesi

 

di responsabilità delle quali il medesimo debba essere ammesso a discolparsi, o che possa contribuire a

 

rimuovere con la partecipazione al procedimento (cfr. C.S., sez. V, 28 giugno 2002, n. 3560). Tale

 

orientamento si colloca però all’interno di un più ampio indirizzo ermeneutico che valorizza gli aspetti

 

sostanziali dell’obbligo di avviso di procedimento, in forza del quale la violazione dell’art. 7 della L. n.

 

241 del 1990 non dà luogo all’annullamento dell’atto conclusivo ove risulti che l’esito del procedimento

 

non sarebbe stato differente anche se vi fosse stata la partecipazione dell’interessato, il che accade

 

quando il quadro normativo non presenti margini di incertezze sufficientemente apprezzabili e

 

l’eventuale annullamento del provvedimento finale non priva l’amministrazione del potere di riadottarlo

 

(cfr. C.S., sez. V, 26 febbraio 2003, n. 1095; sez. VI, 5 marzo 2002, n. 1325). Si tratta pertanto non

 

di una esclusione tout court dell’applicazione delle garanzie procedimentali ma di un approccio non

 

meramente formalistico relativamente all’adozione di siffatte garanzie. Si spiega allora come, sempre

 

in tema di incompatibilità ambientale, lo stesso Consiglio di Stato abbia anche osservato come la

 

comunicazione di avvio del procedimento consenta all’Amministrazione di poter svolgere

 

compiutamente ed esaustivamente la comparazione tra l’interesse pubblico che si intende perseguire

 

con l’adottando provvedimento e gli interessi privati che dallo stesso sarebbero incisi. Solo da questa

 

comparazione può cioè nascere il giusto provvedimento (in termini C.S., IV. n. 1245 del 15.7.99; IV,

 

n. 5718/2001), perlomeno nelle ipotesi in cui non risulti ancora chiaramente delineata la realtà

 

fattuale su cui il provvedimento è destinato ad incidere. Così, nella fattispecie, al fine di avere un

 

quadro completo dei fatti obiettivi incidenti sul funzionamento dell’ufficio e comunque per fare

 

emergere elementi utili ad incidere sul contenuto concreto del provvedimento (in particolare, sulla

 

individuazione della nuova sede cui destinare l’ispettore ****), era indispensabile, oltre ad una

 

approfondita istruttoria circa l’effettiva situazione di un clima di turbamento e disagio creato, in

 

ambito locale, dalle indagini in corso, anche il contraddittorio con l’attuale ricorrente. Del resto, lo

 

stesso provvedimento fa riferimento alla valutazione delle esigenze familiari dell’ispettore, delle quali

 

però non è dato capire come si sia tenuto conto senza sentirlo previamente. Quanto alle esigenze di

 

celerità ex adverso invocate, esse non riguardano, a ben vedere, l’incompatibilità ambientale bensì il

 

connesso procedimento disciplinare. Dell’effettivo avvio e sviluppo di tale ultimo procedimento nulla

 

viene precisamente riferito ma è evidente che la raccomandazione di evitare possibili inquinamenti

 

delle indagini in corso, fatta dal Servizio Ispettivo, è funzionale al procedimento disciplinare e non al

 

trasferimento per incompatibilità ambientale il quale mira invece a salvaguardare, come già chiarito, la

 

funzionalità degli uffici, compromessa da fatti oggettivamente verificabili ed indipendenti dalla

 

effettiva sussistenza di comportamenti disciplinarmente rilevanti. L’urgenza prevista dall’art. 7 della L.

 

n. 241/90, a parere del Collegio, non può che essere quella di realizzare anticipatamente e senza

 

contraddittorio il fine dello stesso procedimento rispetto al quale viene invocata. E’ cioè una cautela

 

interna all’interesse perseguito dal provvedimento finale, con la conseguenza che non è sufficiente ad

 

elidere le garanzie di partecipazione l’urgenza richiesta nell’ambito di un procedimento parallelo ma non

 

già necessariamente connesso al primo e, per il quale, fra l’altro, esiste un iter tipizzato e

 

minuziosamente disciplinato. Tali esigenze, trasfuse invece nel provvedimento di trasferimento per

 

incompatibilità ambientale, finiscono per deviarne la funzione verso quella di una atipica misura

 

cautelare.

 

In definitiva, per quanto appena argomentato, il ricorso merita accoglimento.

 

Sussistono però giusti motivi per compensare fra le parti le spese di giudizio.

 

PQM

 

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. II ter, definitivamente pronunciando

 

sul ricorso di cui in premessa lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

 

Compensa le spese.

 

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

 

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 9.2.2004.

 

Roberto Scognamiglio    Presidente

 

Silvia Martino                 Estensore