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La Regione Lombardia promuove le "Stazioni sicure"
Importante iniziativa pilota per la sicurezza

Milano-Sperimentazione a costo zero apripista anche per il resto d'Italia

Il Giornale 24/5/2004

(MARCELLO CHIRICO)
Non sarà facile «ripulire» la Centrale da spacciatori e tossicomani
sbandati, borseggiatori e biscazzieri, extracomunitari a caccia di
portafogli e cibo, poveri e senzatetto in genere. Così come non sarà
semplice rendere più vivibili e un po’meno musei di orrori umani tutte le
altre stazioni ferroviarie di questa città, ma almeno qualcuno ci prova. A
partire da martedì 15 giugno, per tre mesi non stop. Poi, se i risultati
ottenuti saranno confortanti, si ripartirà in inverno. Magari estendendo
l’iniziativa ad altre stazioni della Lombardia.
L’operazione si chiama semplicemente «Stazioni sicure» e la regìa porta la
firma della Regione Lombardia. L’obiettivo, ridurre il più possibile il
degrado in questi mini-santuari della microcriminalità, sempre più ostelli
en plein-air dei senzatetto e dove la gente che ci arriva non vede l’ora di
scapparci. Un’iniziativa pensata e coordinata dall’assessorato regionale
alla Sicurezza, e in particolare dall’assessore Massimo Buscemi che a questo
progetto ci sta lavorando da mesi. E adesso è pronto a farlo partire, «primi
in Italia - sottolinea con un pizzico d’orgoglio - perché finora nessuna
amministrazione ha messo in campo un’iniziativa di questo tipo, per la quale
abbiamo ricevuto i complimenti anche dal ministero degli Interni». 
Cinque le stazioni coinvolte: Centrale, Cadorna, Lambrate, Garibaldi, Porta
Genova. Nei prossimi giorni Buscemi e il vicecomandante della Polizia
municipale, Emiliano Bezzon (al quale è affidata l’organizzazione
dell’intera operazione) valuteranno se estendere i controlli anche alle
stazioni d’interscambio del metrò (vedi piazzale Maggi, San Donato,
Famagosta, Mazdapalace).
Il piano coinvolge due associazioni di volontariato (Exodus di don Antonio
Mazzi e City Angels di Mario Furlan) e la Polizia municipale di Milano, le
quali metteranno a disposizione - rispettivamente - sei uomini e quattro
agenti per ogni stazione. Le pattuglie di ghisa saranno due per ogni punto
di controllo: una automontata sulla Stilo 1.800 d’ordinanza (che fungerà di
presidio-fisso), un’altra mobile su furgone Transit attrezzato con cucina da
campo, brandine, poltrone e medicinali in modo da poter fornire assistenza e
soccorso a quanti ne avessero bisogno. Il furgone, sul quale saliranno anche
i volontari, sarà costantemente in movimento attorno alla stazione alla
quale verrà destinato: oltre a tenere sotto controllo tuttò ciò che avverrà
in zona (il furgone sarà collegato infatti anche con le centrali operative
di piazza Beccaria e della Protezione civile in via Fara, e gli agenti
svolgeranno le normali funzioni di polizia giudiziaria), si cercherà di
venire in soccorso dei vagabondi, cercando di alleviare loro i disagi
offrendogli generi di prima necessità, un giaciglio comodo al posto dei
cartoni e delle panchine, se necessario qualche cura (col pronto intervento
del 118 nel caso ce ne fosse bisogno).
Oltre a fornire assistenza ai clochard, i volontari svolgeranno pure loro
compiti di prevenzione: per esempio, accompagnando le donne all’esterno
delle stazioni in modo da scongiurare possibili borseggi o molestie, oppure
cercheranno di individuare quegli adolescenti al loro primo approccio con la
droga e che trovano rifugio nelle stazioni per evitare di tornare a casa.
L’operazione «Stazioni sicure» sarà a costo zero per la Regione, perché -
come spiega l’assessore Buscemi - «l’ente regionale si limiterà a fornire la
spinta propulsiva a questa iniziativa, che saranno poi Polizia municipale e
associazioni di volontariato a svolgere e organizzare materialmente. La
Regione ha semplicemente sfruttato i cosidetti «patti territoriali» con le
amministrazioni comunali previsti dalla nostra nuova legge-quadro sulle
Polizie locali. È stato possibile così stipulare una convenzione con i
vigili di Milano e le due associazioni non profit di cui sopra che
prevedesse appunto azioni di prevenzione, repressione e assistenza
all’interno delle stazioni ferroviarie, e il 15 giugno partiamo. Vediamo
come va: se i risultati che otteremo in estate saranno soddisfacenti, se
saremo davvero riusciti a restituire un minimo di vivibilità e sicurezza
alle stazioni di Milano, ripartiremo con lo stesso progetto anche in
inverno. Magari estendendolo anche ad altre stazioni di altri capoluoghi
della Lombardia». Dal Viminale osserveranno con attenzione quello che
avverrà a Milano: la promessa fatta dal ministro Pisanu a Formigoni è quella
di utilizzare il progetto-pilota lombardo anche per le altre principali
stazioni del Paese.
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